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La visione di Frankenweenie

Quando Tim Burton ha originariamente concepito l’idea di “Frankenweenie”, lo ha immaginato come un lungometraggio in stop-motion, ma a causa dei limiti imposti dal budget, nel 1984 ne ha fatto un cortometraggio live-action per Disney. All’epoca fu lo stesso Burton a realizzare i disegni dei personaggi da lui immaginati, e per questo lungometraggio animato ha utilizzato quei disegni originali, oltre ad altri creati appositamente per i nuovi personaggi del film. Molti di questi sono ispirati ai personaggi dei classici film horror degli anni ’30 e anche i nomi con cui li ha battezzati gli rendono omaggio.

 

Il Sig. Rzykruski, doppiato nella versione originale da Martin Landau, è un tributo a Vincent Price, il compianto attore noto per i suoi leggendari ruoli nei film horror “La maschera di cera“, “Il mostro delle nebbie” e “L’esperimento del dottor K“. Nel 1982 Price è stato la voce narrante di “Vincent“, il corto di sei minuti in stop-motion di Burton, che parla di un bambino che immagina di essere Vincent Price. In seguito Price ha recitato il ruolo dell’inventore nel film fantasy di BurtonEdward mani di forbice“, e quello è stato il suo ultimo ruolo sul grande schermo. Burton ha sempre desiderato realizzare un lungometraggio di “Frankenweenie“. Da bambino amava guardare i vecchi film horror, in particolare “Frankenstein” ma l’elemento più importante è il suo personale coinvolgimento nella storia del ragazzo e del suo cane.

Spiega il regista: “Il mio interesse iniziale nei confronti di Frankenweenie era basato sull’idea di un ragazzo che diventa grande e sulla mia passione per gli horror. Ma mi sono ispirato anche al forte legame che ho avuto, quando ero bambino, con il mio cane. Il rapporto con un animale è speciale e genera forti emozioni. I cani non vivono quanto gli esseri umani quindi generalmente siamo costretti ad assistere alla fine di questo rapporto. Questo elemento, oltre alla storia di Frankenstein, mi appassionava, anche perché si lega ad un ricordo personale”.

Burton ritiene che i film horror, così come le favole e le leggende, esprimano un diverso modo di leggere la realtà; inoltre l’utilizzo della tecnica di stop-motion in “Frankenweenie” riflette la storia di Frankenstein, arricchendola di profondità. “Si tratta della possibilità di poter creare qualcosa dal nulla, che è uno dei motivi per cui mi piace l’animazione in stop-motion”, spiega Burton. “Si tratta sostanzialmente di un pupazzo inanimato al quale viene data la vita”.