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By Riccardo Galeazzi
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Gary Oldman, il Sirius Black di Harry Potter, ha trionfato agli ultimi Golden Globe per la sua interpretazione di Sir Winston Churchill ne L’Ora più buia, in uscita questa settimana in Italia. Ve ne abbiamo già parlato lo scorso Luglio, ma proprio non possiamo esimerci dal commentare un film che si prepara a fare incetta di premi alla prossima notte degli Oscar.

Maggio 1940. Neville Chamberlain è costretto a dare le dimissioni da Primo Ministro del Regno Unito. Re Giorgio IV invita Churchill a formare un nuovo governo che sia ben attento allo scenario europeo. È un momento tragico: l’avanzata della Germania ha intrappolato l’esercito di Sua Maestà sulle coste di Dunkerque e Calais. Per evitare una strage, il governo britannico dovrebbe trattare la pace con il Reich, ma  Churchill sa bene che Hitler non è un uomo di parola. Nell’ora più buia non è facile prendere una decisione

Ci sono volute più di 200 ore di trucco per trasformare Gary Oldman in Sir Winston. La domanda che ognuno potrebbe porsi è se fosse poi così necessario, coi tempi sempre troppo stringati di una produzione, affidare il ruolo del protagonista a un attore che non ha né la fisionomia, né la carnagione dello storico Primo Ministro. La risposta, dopo aver visto il film, è un “Sì” netto. Sono pochi oggi gli attori che riescono come lui a trasmettere insieme coraggio, forza d’animo e simpatia, ma anche rabbia, paura e dubbio.

Inutile dire che L’Ora più buia non racconta nulla in più dei numerosi film sulla Seconda Guerra MondialeDunkirk di Nolan fa il paio con questo – e probabilmente non è neanche il film più fedele alla cronaca. Ma non è importante. Interessante è invece chiedersi perché stiano uscendo sempre più biopic di uomini e donne posti di fronte a domande più grandi di loro. Sia ben chiaro, non è il cinema che decide quali film far vedere al mondo; è il mondo, in base alle presenze in sala, che chiede al cinema di approfondire determinati temi. La nuova generazione ha la fortuna di non riuscire neanche ad immaginarsi cosa significhi vivere tra nazioni in guerra – se solo pensiamo allo scorso secolo, la popolazione è stata decimata due volte nel giro di trent’anni – e per questo conosce solamente i conflitti esteri attraverso qualche servizio al telegiornale. Questo ci ha portato a una progressiva desensibilizzazione. Il Churchill di Gary Oldman – che del topos eroico non ha nulla: ha sempre il sigaro acceso o il bicchiere pieno, biascica quando parla, è irruente e irascibile – funziona perché è imperfetto come ognuno di noi. Ed è questo che lo rende tanto caro. È grazie a storie come quelle de L’Ora più buia che riscopriamo i valori a cui la realtà ci ha disabituato. Valori che ci serviranno, sia quando, si spera mai, le guerre estere verranno a bussare a casa nostra e per le quali dovremo schierarci, sia quando, più in generale dovremo (o dobbiamo) pensare al bene comune.