Kick-Ass 2: recensione

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Benigni Cult
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Vorrei tanto essere Hit Girl… Eh, già, ma il mondo è pieno di supereroi tratti da fumetti vari e vanta un numero davvero esiguo di eroi in carne ed ossa, che vivono nel completo anonimato, perché le buone azioni, si sa, non fanno audience. Ma ditemi la verità: “Qualcuno di voi ha mai pensato, proprio come Kick-Ass, di fare il supereroe?”

Forse, sì o forse no, ma sappiate che il pianeta Terra ha bisogno di altro… A dirlo è lo stesso fil rouge del sequel del cinecomic diretto nel 2010 da Matthew Vaughn. In “Kick-Ass 2”, il coraggio fai-da-te di Kick-Ass (Aaron Taylor-Johnson) ispira un’orda (assurda) di uomini e donne mascherati (tutto rigorosamente self-made) capeggiati dal Colonnello Stars and Stripes (Jim Carrey). E quando questi supereroi dilettanti verranno inseguiti da Red Mist (Christopher Mintz-Plasse), rinato con il nome super-cattivo di Motherfucker, solo l’impavida Hit Girl (Chloë Grace Moretz) potrà salvarli dalla morte.

E della tuta subacquea di Kick-Ass (quella verde e gialla acquistata on-line senza alcun superpotere), ne vogliamo parlare? Prima o poi sono sicura che diventerà un fashion must, se non altro perché reca in sé l’idea di sconfiggere il Male, rappresentato stavolta da un vero e proprio esercito di uomini spietati assoldati con l’unico scopo di uccidere. A vederli bene non sono semplicemente malvagi, sono grottescamente cattivi: la galeotta bodybuilder ex agente del KGB soprannominata Madre Russia, il gangster cinese e lo stesso Chris D’Amico, mettono su una squadra di folli omicidi fatta di muscoli e violenza gratuita, senza capire che l’anima del Bene è e sarà sempre invincibile.

A parte i momenti in cui Hit Girl è costretta ad affrontare il mondo delle liceali (dove dovrà usare il vomitevole vomerdometro), le battute sfrontate e volgari, gli episodi nella tana degli eroi nostrani, dove non mancano T-shirt con sopra scritto “I hate reboots”, l’ironia del trash (tipicamente americana), questo secondo capitolo, talvolta più cinico e aggressivo rispetto al precedente, rispecchia maggiormente lo spirito del comic da cui proviene.

E, quando sprofonderete nella vostra poltrona, nel vostro cinema preferito, chissà se anche voi vi lascerete trasportare dall’azione, dall’adrenalina, dalla carica energetica e dallo scatenato divertimento del film… Se sì, fatemi un favore: una volta usciti dalla sala, ricordatevi il motto della pellicola, ovvero che “il mondo reale ha conseguenze reali”, ma soprattutto che, essere un supereroe significa trasformare il dolore in qualcosa di buono, di giusto, di meritevole.