Justin e i cavalieri valorosi: recensione

Paola Turani
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In un regno governato da leggi, da codici e da una moltitudine di regole e divieti, dove gli eroi sono stati messi al bando, vive un ragazzino idealista e testardo: Justin… ed ha un grande sogno da realizzare, ovvero diventare un cavaliere valoroso, proprio come suo nonno.

Così, in questo mondo a misura di burocrati, dove i cavalieri sono stati estromessi dal potere, Justin smania per calcare le orme dei suoi avi, mentre suo padre Reginald, primo consigliere della Regina, ha tutte le intenzioni di fargli intraprendere la carriera di avvocato.

Dopo una visita illuminante alla nonna e l’addio alla ragazza di cui è innamorato, Lara, Justin deciderà di fare un viaggio per diventare un vero cavaliere. Durante le sue peregrinazioni incontrerà la bella ed esuberante Talia, l’eccentrico mago Melquiades (che soffre di personalità multipla e offre gag davvero esilaranti!), l’aitante Sir Clorex, mentre tre monaci, Blucher, Legantir e Braulio, lo metteranno a dura prova, insegnandogli le antiche tradizioni dei cavalieri valorosi.

Benché candidato improbabile al cavalierato, Justin coglierà la sfida lanciata da un ex cavaliere in esilio, Sir Heraclio e il suo esercito personale guidato da Sota, perché una volta tornato in patria minaccerà di distruggere il regno.

Il cartoon “Justin e i cavalieri valorosi”, prodotto da Antonio Banderas, accompagna i più piccoli in panorami incantati, ma anche in situazioni paradossali, come l’eccessiva burocrazia, che nasce per mettere ordine nella società civile, ma che arriva agli estremi quando soffoca la libertà individuale.

Justin è un ragazzo esile, rampollo di una famiglia benestante, il cui idealismo lo porta a sfidare le regole inflitte e la volontà del padre, perché vuole diventare un cavaliere a tutti i costi, in un mondo dove non c’è più spazio per gli eroi.

E come accade nelle favole, anche in questo caso il cartoon svela i segreti della felicità, i sogni impossibili e le energie spese per realizzarli.

Comunque, i paradossi dell’autorità sono solo alcuni degli spunti offerti dal film, anche se a volte il ritmo della narrazione diventa lento e i tempi comici  si dilatano a oltranza. Nonostante queste piccole imperfezioni, la pellicola resta una storia delicata, una dolce metafora della nostra quotidianità adatta sicuramente ai più piccoli.

Inoltre, “Justin e i cavalieri valorosi” è pieno di riferimenti ad alcuni film molto famosi, come “Indiana Jones”, “Superman”, “Highlander”, “Mr. Crocodile Dundee” e “Top secret”.

A livello visivo, anche se il racconto si svolge in epoca medievale, lo stile del film si basa su diverse epoche storiche e diversi movimenti artistici. Ad esempio, uno degli ambienti più carismatici della pellicola è la Taverna dell’aquila infranta, in stile rustico, ma con alcuni velati riferimenti ai moderni fast-food. Perché? Semplice! Una volta era un luogo d’incontro per avventurieri e cercatori di fortuna, mentre quando inizia la storia non è altro che un ristorante per famiglie con offerte speciali “2 per 1”.

Tra le curiosità spiccano numerosi riferimenti ai luoghi della regione spagnola di Castiglia e León. Il castello del regno, ad esempio, è ispirato all’Alcázar di Segovia. Inoltre, man mano che il personaggio di Justin prende forza, si delinea sempre più anche a livello estetico, e man mano che si evolve, la sua anatomia cambia e acquisisce una forma più piramidale che lo avvicina al mondo degli eroi. La sua caratteristica più rilevante è il taglio di capelli, che cambia con il ritmo dell’avventura. Justin ha 6 tagli diversi durante il film!