Piero Dread
2 Luglio 2014
Marcello Signore: padre a tempo indeterminato
5 Luglio 2014

Clint Eastwood torna dietro la macchina da presa per raccontare la travagliata storia di Frankie Valli e della sua band, “The Four Seasons”, che divennero celebri nei primi anni ’60 soprattuto grazie alla particolarissima voce acuta del cantante italoamericano.
Ora… Non riesco a dare un parere oggettivo alla pellicola perché non amo la voce di Frankie Valli e non ho mai amato neanche le canzoni dei Four Seasons. Ho visto a Londra l’omonimo musical teatrale da cui il film è tratto e sebbene sia uno spettacolo di altissimo livello non sono riuscito ad innamorarmene per il motivo sopraccitato. Lo stesso vale per il film. Piacevole e scorrevole nella prima parte, rallenta e risulta a tratti poco comprensibile nella seconda, dove la sceneggiatura tralascia e approssima parecchi aspetti della vita privata dei protagonisti che non aiutano lo spettatore ad … Apprezzabile e accurata la ricostruzione storica e bellissimi i costumi d’epoca ma non mi sembra che questa pellicola possa aggiungere molto nè alla storia del cinema (risulta infatti un banale misto tra il biopic musicale di cui abbiamo esponenti molto più riusciti e i film di mafia alla Scorsese) nè alla carriera del grandissimo 84enne regista californiano, che, bisogna dirlo, ultimamente sembra aver perso un po’ lo smalto e rallentato in maniera esasperata i ritmi (ogni riferimento a “J. Edgar” e “Hereafter” è puramente casuale…).

Proprio la sua mancanza di dinamismo a livello registico (vedi la staticità della scena di   “Can’t take my eyes off you”) è forse uno dei due punti più deboli di un film che non riesce mai a trascinare lo spettatore in un vero e proprio vortice emotivo, nonostante i molteplici numeri musicali e nonostante le vicende raccontate siano una storia vera.
L’altro enorme difetto del film è sicuramente la scelta del protagonista: voce ancor più insopportabile di quella dell’originale Frankie Valli, carisma pari a zero e doti attoriali talmente scarse che neanche il più finto e impostato degli attori italiani avrebbe potuto fare di peggio. Non voglio neanche nominarlo da quanto è riuscito ad irritarmi durante la visione e vista la mia natura entusiasta credo sia un record invidiabile. Resta un mistero come abbia fatto a vincere un Tony Award come migliore attore protagonista per la sua interpretazione del cantante italoamericano nello show di Broadway. Evidentemente anche da quelle parti ogni tanto prendono delle belle cantonate. Certo, da uno come Eastwood non te l’aspetti, ma d’altronde me lo ripetono sempre in molti: la vecchiaia è una cosa brutta.