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By Riccardo Galeazzi
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A Derry, immaginaria cittadina del Maine, ogni 27 anni succedono fatti catastrofici dei quali le vittime sono sempre bambini. Nel momento in cui inizia la storia siamo proprio nel ventisettesimo anno: Richie, giovane adolescente, regala al suo fratellino Georgie una barchetta di carta. Georgie la insegue mentre questa
naviga a tutta velocità sul bordo di una strada. La corrente però trascina la barchetta nella fognatura che si apre lungo il marciapiede. Da lì a poco Georgie scomparirà senza lasciare alcuna traccia. Richie si rifiuta di credere che suo fratello sia morto e in compagnia della sua piccola gang – Ben, Eddie, Stan, Mike e Beverly – si mette ad indagare sulla sua scomparsa, ma per farlo dovrà confrontarsi con il nemico più grande: la paura.

Remake del film del 1990, tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, IT ha incassato più di cento milioni di dollari nel primo weekend di programmazione negli Usa. Una cifra del genere ha già messo in preallarme la Warner Bros. che produrrà un sequel entro il 2019. Se l’originale era un adattamento dell’intero romanzo, questa nuova versione (firmata dal regista argentino Andrès Muschietti) si ferma circa a metà, concludendosi con un cliffhanger che lascia pochi dubbi.

Non fatevi ingannare; le cifre del boxoffice sono solo il frutto di un’attenta campagna marketing. Il film, infatti, non è per nulla interessante e non ha niente di meglio di tutti i remake dei classici dell’orrore usciti in sala nell’ultimo decennio. Senza nulla togliere alla bravura dei piccoli attori – tra loro Finn Wolfhard, protagonista di Stranger Things – e di Bill Skarsgard (che interpreta Pennywise, il malefico clown), la storia di IT è anacronistica, fuori dal tempo. Di sangue, arti mozzati, zombie e mostri di vario genere ormai ne abbiamo a sufficienza e non ci spaventano, anzi ci annoiano. Per di più ci sono dei grossissimi buchi di trama. Per esempio: per quale motivo un bambino dovrebbe fidarsi di un inquietante clown – altra figura anacronistica che ormai non appare neanche sui manifesti di un circo – nascosto in un buco sottoterra?

Oppure: il i ragazzini di Derry hanno un Q.I. così basso da essere attratti da urla e voci spiritate che provengono dalle cantine? 
Per non parlare del fatto che oggi, se un cattivo vuole essere credibile, deve avere una solida back story alle spalle, che chiarisca il suo comportamento. Il pagliaccio Pennywise non ha ragione d’essere; è un’entità demoniaca che conosce la paura dei bambini, ma che non si sa perché li voglia tutti morti. In Nightmare si scopre che Freddy Krueger è un pedofilo, ma qui non c’è neanche quella motivazione. Gli unici elementi spaventosi sono i colpi di luce e di suono. Basta, non c’è neanche la suspense. Con ciò non intendiamo che il romanzo di King sia diventato vecchio, ma bisogna tenere conto del fatto che, mentre nella lettura le immagini si compongono nella mente di ciascuno in modo credibile, in un film esse sono già tutte sullo schermo. Se siete appassionati, probabilmente riuscirete a passare sopra a questi aspetti. Se no, ci sono nelle sale tanti altri film ben più meritevoli.