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By Riccardo Galeazzi
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Alla fine di IT (Capitolo 1) i giovani protagonisti, membri del club dei Perdenti, avevano giurato che se Pennywise, il mostruoso clown assassino, fosse tornato a Derry, avrebbero imbracciato di nuovo i forconi e lo avrebbero ucciso. Ventisette anni più tardi, la minaccia ritorna nella cittadina del Maine. Ritroviamo così tutti gli eroi in versione adulta. Spetta a loro e solo a loro il difficile compito di distruggere IT una volta per tutte.

Il successo del primo film nel 2017, fu straordinario: difficilmente un titolo annoverato al genere horror riesce ad aggiudicarsi il primo posto al box office internazionale. Oggi, IT – Capitolo 2, ha fatto lo stesso. Come è possibile? Semplice, di horror in questo film c’è davvero poco. Il fatto è che nel cinema odierno la violenza, il sangue e gli arti mozzati sono così frequenti che ormai ci siamo abituati; non ci fanno più paura. Non solo, mostri brutti e cattivi senza una ragione d’essere sono quasi anacronistici da quando Harry Potter e Il Signore degli Anelli sono entrati nella filmografia di ognuno di noi. Se proprio vogliamo, sono rimasti i colpi di luce, le apparizioni improvvise, il volume che si alza all’improvviso, a far crescere l’adrenalina nello spettatore. Nella maggior parte dei casi, infatti, i film dell’orrore sono pure giostre, non diverse dal trenino fantasma del Luna Park.


In IT – Capitolo 2, l’horror lascia spazio all’action movie, al romanzo di formazione, al drammatico, al fantasy e alla commedia di serie B. Per il pubblico più giovane, quello delle scuole medie o dei primi anni delle superiori, IT potrebbe quasi ottenere lo stesso effetto di Stand By Me – a cui peraltro ci sono vari rimandi – e de I Goonies. Se ci si pensa, la formula per sconfiggere Pennywise, incarnazione delle paure più recondite di ogni ragazzo, è l’accettazione di se stessi e dei propri limiti. Il messaggio che traspare dal film è che nulla (di male) è per sempre se si affrontano di petto i propri demoni; demoni che, come il brutto pagliaccio, toccano ognuno singolarmente, ma che vengono sconfitti con il sostegno degli amici (il buon vecchio detto: “L’unione fa la forza”). In più varie scene strizzano l’occhio ai temi di discussione del momento: il bullismo, la violenza sulle donne, l’omofobia e così via; tutto di grande rispetto, a portata, appunto, dei più giovani. Il dramma a cui ci troviamo di fronte è che nel 2019 sia più formativo un film come IT, rispetto a titoli recenti come After, A un metro da te, Tuo Simon e Il Sole a mezzanotte direttamente pensati per il pubblico teen.

Attenzione però… l’asticella del target è così spostata sugli adolescenti ed è quindi molto probabile che il pubblico adulto non apprezzerà quest’ultima trasposizione del romanzo di Stephen King. A onor del vero c’è chi dice che non si sia mai rispettato tanto il lavoro di King come adesso, ma altrettanti invece ritengono IT – Capitolo 2 il film più brutto dell’anno. Ed effettivamente ci sono tanti aspetti che danno ragione a quest’ultima posizione: battutine stile America Pie, mostriciattoli alla Piccoli Brividi che appaiono senza un motivo dai biscotti della fortuna, e persino la conclusione della battaglia finale del film (che non vi riveliamo) stridono davvero troppo.

E a proposito di Stephen King, in IT – Capitolo 2 lo scrittore ha un cameo. La maggior parte dei suoi libri è stata trasposta in film, ma l’autore ha sempre tenuto le distanze dalle versioni cinematografiche delle sue storie. Qui addirittura ha un piccolo ruolo, un commerciante di Derry che è più inquietante di tutti gli altri personaggi messi insieme. E non è finita: poco prima dell’uscita nelle sale, King ha twittato: “IT – Capitolo 2: lo scontro finale è epico.” A voi dire se ha ragione o torto.