Hunger Games – La ragazza di fuoco: recensione

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Hunger Games – La ragazza di fuoco” inizia con il ritorno a casa di  Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence), uscita incolume e vittoriosa dalla 74ª edizione degli Hunger Games, assieme al suo compagno, il tributo Peeta Mellark (Josh Hutcherson). Vincere però significa abbandonare parenti ed amici, tra cui Gale (Liam Hemsworth), per intraprendere il giro dei distretti, il cosiddetto Tour della Vittoria. Lungo la strada Katniss percepisce che la ribellione è latente, ma che Capitol City cerca ancora a tutti i costi di mantenere il controllo, proprio mentre il Presidente Snow (Donald Sutherland) sta preparando la 75ª edizione dei Giochi (Edizione della Memoria), una gara che potrebbe cambiare per sempre le sorti della nazione di Panem. Il film, diretto da Francis Lawrence, è tratto dal romanzo di Suzanne Collins, il secondo di una trilogia che, solo negli Stati Uniti,  vanta oltre 50 milioni di copie vendute. E in questo secondo capitolo della saga, “Hunger Games – La ragazza di fuoco” segue la scia del successo cinematografico campione d’incassi del 2012, “Hunger Games”, e porta il fenomeno planetario innescato dal romanzo best-seller della Collins, verso un nuovo episodio che ne approfondisce la storia, e la proietta verso nuovi obiettivi. Acclamato dalla critica, il primo film aveva trasportato il pubblico nella realtà distopica e piena di intrighi di Panem, dove ogni anno 12 distretti oppressi dovevano inviare un ragazzo e una ragazza a competere in una gara di pura sopravvivenza, nella scintillante Capitol City.

In questa nuova avventura, invece, la posta in gioco è davvero alta, soprattutto per Katniss Everdeen. Sembra solo ieri quando Katniss combatteva per sopravvivere, ma ora, è di nuovo giunto il momento di pensare alla nuova edizione degli Hunger Games. E quest’anno si celebra l’edizione speciale, che coinvolgerà i più famosi vincitori del passato. Così, l’attrice premio Oscar® Jennifer Lawrence riporta in vita l’eroina della vicenda, la riluttante Katniss, che persevera nelle sfide impossibili dell’arena degli Hunger Games, mostrando un legame appassionato con il suo personaggio, spingendolo in un territorio emotivo mai esplorato prima. E a Panem, nulla è come sembra… lì dove le apparenze sono il sale della vita, non si può fare altro che restare affascinati dalle scenografie mozzafiato, e dai costumi sgargianti, ma stavolta tutti i personaggi subiscono una trasformazione radicale, profonda. L’espressività, i colori, le inquadrature non narrano semplicemente una storia, ma la complessità emotiva di ognuno di loro. Così, come Panem sta lentamente affrontando un cambiamento sociale latente, una ribellione, anche Katniss si ritrova a fare i conti con la ragazza titubante che era in passato, e la giovane donna che diventerà. E se gli eventi di “Hunger Games” (il primo film) l’avevano spinta verso ciò che pensava fossero i suoi limiti fisici ed emotivi, e tutto ciò che desiderava era tornare a casa dalla sua famiglia e da Gale Hawthorne, ora, è una persona diversa, una ragazza ossessionata dai ricordi, e la sua vita è costantemente controllata da Capitol City, così come le esistenze dei suoi cari che sono persistentemente sotto minaccia. Oltretutto, ora è un personaggio pubblico, pur non volendolo. Non solo è celebrata come “La ragazza di fuoco” di Capitol City, ma sta diventando un’icona per alcuni, e un nemico pericoloso per altri. E, di fatto, la sua seconda estrazione per la partecipazione alla 75ª edizione degli Hunger Games, ha un significato diverso nella sua mente e nella sua anima. Provocatoria e fieramente indipendente come sempre, Katniss, in questo film, assume una duplice natura di eroismo: verso i suoi fardelli, e verso il suo successo. E Francis Lawrence riesce a mostrare pienamente questa metamorfosi, grazie anche a un cast che è profondamente dentro la storia, che la ama e che fa di tutto per farla arrivare al pubblico. Ad esempio, visto che in questo secondo capitolo, il terreno di battaglia è nuovo ed inesplorato, anche per Katniss, Jennifer Lawrence si è sottoposta a duri allenamenti per affrontare le scene fisicamente più impegnative: ha trascorso ore intere a tirare con l’arco e ha affinato una serie di tecniche di free-running per rendere il suo ruolo più credibile che mai. E se Jennifer Lawrence colpisce per talento, Josh Hutcherson e Liam Hemsworth non sono da meno: la loro bravura può essere colta persino dalla potenza dello sguardo, in grado di mettere in scena una vasta gamma di emozioni. A dire il vero, tutto il cast contribuisce a dare il giusto spessore alla pellicola, dalla performance stravagante di Stanley Tucci, al carisma di Woody Harrelson, all’estro di Elizabeth Banks, alla grinta di Jena Malone, al misterioso Philip Seymour Hoffman, alla creatività di Lenny Kravitz, fino al coraggio di Sam Claflin. Infatti, la regia di Francis Lawrence non fa altro che cesellarsi sulle performance dell’intero cast artistico.

In quest’ottica, il film risulta decisamente coinvolgente sia dal lato visivo, che da quello psicologico. Un adattamento filmico che non deluderà affatto i fan della saga, e che rimarranno piacevolmente conquistati dalla potenza narrativa della pellicola, perché se “Hunger Games” li aveva introdotti nel mondo di Panem, con i suoi distretti sottomessi, l’impressionante Capitol City piena di lustrini e glamour, e la sua dipendenza dagli spettacoli televisivi per distrarre la gente, ora, “Hunger Games – La ragazza di fuoco” espande quest’idea, rivelando una nazione desiderosa di generare una ribellione.  Ed è proprio questo l’approccio che Lawrence ha voluto dare al film, ovvero consentire al pubblico di avventurarsi in profondità ed arrivare fino al cuore di Panem. Così, la percettibile riluttanza di Katniss, dà speranza a milioni di persone in cerca di luce nella marmaglia dei distretti oppressi, proprio come un’eroina moderna dovrebbe fare. E per mostrare quest’aspetto, Lawrence ha scelto di utilizzare la tecnologia cinematografica più coinvolgente al mondo: le telecamere IMAX ®. Le ha utilizzate in large format fin dalle prime scene, producendo così un effetto immediato delle immagini e della profondità degli eventi rappresentati. Ed è grazie a questo sistema all’avanguardia che Lawrence è riuscito a concentrarsi tanto sulla storia, quanto sull’azione e l’interpretazione degli attori. E se la critica allo strapotere dei media e della società moderna era ben evidente nel primo episodio, in questo secondo capitolo viene calcata ancora di più la mano. Così, da una parte assistiamo alla violenza di Capitol City che scatenerà scimmie, fulmini, nebbia mortale, e persino una pioggia di sangue sui giovani tributi, ma dall’altra respiriamo la rivoluzione che si diffonde nell’aria come un sortilegio: la vediamo negli occhi della folla inerme, nel silenzio carico di sfida, ma soprattutto nel gesto di lotta che alberga nel loro animo, ovvero le tre dita alzate verso il cielo. La saga di “Hunger Games” narra proprio questo: la tirannia da cui è giusto ribellarsi e la capacità di cambiare le cose.

Il comparto musicale, poi, attraverso la fusione dei Coldplay e di generi e stili diversi, dal R&B dei The Weeknd, il folk dei The Lumineers, al pop della band Of Monsters and Men, al rock degli Imagine Dragons e al ritmo inconfondibile della leggenda del rock Patti Smith, aggiunge intensità alle scene drammatiche, tant’è che tra alleanze strategiche e sfide all’ultimo sangue, il pubblico non potrà fare a meno di chiedersi: “Riusciranno a sopravvivere anche questa volta?”

E allora viene voglia di entrare direttamente nel film, di incendiare gli spiriti, di unirsi ai distretti, e di intonare il famoso fischio della ribellione, perché se “Hunger Games – La ragazza di fuoco” ha un pregio, è quello della sete di giustizia in un mondo ingiusto. Così, la voglia di far parte di una squadra diventa quasi tangibile… E voi siete pronti a indossare la famosa spilla della ghiandaia imitatrice e ad entrare nell’arena?