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Her: recensione

Grazie a Studio Universal, oggi abbiamo assistito a una chinechat dal vivo con Spike Jonze e che fosse la presenza più attesa di questo Festival di Roma era più che scontato. Il suo talento istrionico ha presentato il suo nuovo film “Her”, che sicuramente non lascerà indifferente il pubblico.

Durante la cinechat si è dimostrato simpatico e cordiale ed ha subito messo a suo agio il pubblico con una serie di battute spiritose, strappando applausi e sorrisi, per poi raccontare ai presenti la sua ultima fatica cinematografica: “Her“.

Con questo nuovo film, Jonze ci porta a Los Angeles, in un futuro non troppo lontano, dove Theodore (un meraviglioso Joaquin Phoenix), un uomo solitario dal cuore spezzato, che si guadagna da vivere scrivendo lettere “personali” per gli altri, acquista un sistema informatico di nuova generazione progettato per soddisfare tutte le esigenze dell’utente. Il nome della voce del sistema operativo è Samantha (Scarlett Johansson), che si dimostra sensibile, profonda e divertente. Il rapporto di Theodore e Samantha crescerà e l’amicizia si trasformerà in amore…

È chiaro che uno degli aspetti più impegnativi di una relazione di coppia è essere onesti e consentire al partner di esprimere liberamente la propria creatività. Si cresce e si cambia continuamente, quindi la domanda è: come si ad amare una persona per sempre? Samantha non è una donna, è una macchina, ed è programmata come un sistema intuitivo che ascolta, capisce e conosce. Ed è proprio questo che colpisce Theodore, perché come tante altre persone, ha bisogno di relazioni e di amore.

Esistono tante opinioni sulla tecnologia, sull’isolamento che può creare, così come sulle connessioni che favorisce e sui cambiamenti che provoca nella nostra società, ma ciò che è centrale nel film è soprattutto la storia d’amore sui generis fra Theodore e Samantha. Attraverso la loro relazione, si ha la possibilità di inquadrare, da ogni punto di vista, le storie d’amore che nascono e muoiono ogni giorno.

Lo stile di Jonze è immaginifico, potente, straordinario e l’ambientazione futuribile, caratterizzata da grattacieli in una metropoli non meglio identificata, senza caos, dagli arredamenti in perfetto stile anni Settanta, e le suadenti performance musicali degli Arcade Fire, rappresentano la tela su cui mette in scena una commedia sentimentale inusuale, che in realtà, cela una riflessione sulle relazioni umane nell’era della tecnologia. Guardando Theodore e la sua inettitudine a gestire un vero rapporto di coppia, il suo universo sentimentale e affettivo, con le sue perenni fughe in un altrove irreale, si ha la sensazione di toccare con mano il cuore del problema: l’incapacità dell’essere umano di superare i propri limiti, le proprie paure. Ed è così che Jonze ci regala un dipinto, al contempo struggente e inquietante, del genere umano, perché “Her” non reca in sé solo la sprezzante ideologia che la tecnologia sia il vero male del nostro secolo, ma va oltre… Infatti, il film diventa uno sguardo attento, lucido, ma anche preoccupato su un’umanità solitaria, che fa fatica a liberarsi dai dubbi, dai pesi e a vivere la vita davvero fino in fondo. E allora si ha voglia di alzarsi e di correre senza paura di cadere e di credere, al di là di ogni teoria, che alla fine l’amore vince sempre su tutto.