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By Riccardo Galeazzi
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Si sa, durante le feste rivediamo i soliti film sempreverde. E quale titolo è più verde de Il Grinch, capolavoro di Ron Howard, con Jim Carrey, del 2001? La settimana scorsa, la storia più famosa tra quelle nate dalla penna del Dr. Seuss è tornata al cinema in una nuova veste e con una storia simile, ma diversa. Chris Meledandri, produttore e creatore dei Minions, dopo il successo al cinema di Ortone e il mondo dei Chi – film d’animazione tratto da un altro, omonimo, racconto del Dr. Seuss-, ha ben pensato di recuperare il libro How the Grinch stole Christmas e di trasporne una versione in cartoon. Operazione rischiosa perché, nonostante siano trascorsi 18 anni, la versione con Jim Carrey passa ancora in tv ogni inverno e il confronto è immediato.

Secondo la critica, la nuova versione animata è più fedele all’immaginario del Dr. Seuss e più che specchiarsi nel film del 2001, cita in maniera poco celata la versione a cartone del 1966 di Chuck Jones, resa celebre dalla canzone You are a Mean, Mr. Grinch scritta dallo stesso Dr. Seuss, e dai piccoli cameo in Mamma ho perso l’Aereo e Mamma, ho riperso l’Aereo. Il Grinch di Meledandri – doppiato in italiano da Alessandro Gassman – è meno perfido di quello di Jim Carrey, il quale spaventava il pubblico più piccolo. Nel 2001 era capitato addirittura che qualche bambino fosse fuggito dal cinema in lacrime per lo sguardo luciferino dell’uomo verde.

In linea generale le due versioni si differenziano per il target: la prima è per un pubblico dai dieci anni in su, mentre la nuova si avvicina ai più piccoli e ai genitori che li accompagnano. I colori del cartoon sono saturi e luminosi anche nelle scene più buie, i personaggi sono paffuti e sempre buoni. Persino il Grinch, che dovrebbe avere il cuore più piccolo di due taglie, è capace di essere buono e comprensivo con la sua renna poco prima del cambiamento finale. Commedia e sketch non mancano e il divertimento dei bimbi è assicurato. La versione di Ron Howard non è meno satura, tuttavia l’intera Chinonsò – il paese in cui abita il Grinch – è grottesca, fino a ricordare l’immaginario dark di Tim Burton.

Chiaramente, un live action con attori in carne ed ossa ha concesso ad Howard uno spazio diverso per i fuochi d’artificio: nessun cane arrabbiato, nessuna renna obesa, nessuna capra urlante, ma personaggi più complessi e una morale un poco meno scontata. Detto ciò, i due Grinch non guerreggiano l’uno contro l’altro e per questo possono considerarsi piacevoli entrambi. Tutto dipende dallo spirito con cui si va al cinema: se ci si aspetta di vedere un sequel del classico di Natale, allora è meglio stare a casa.