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By Antonino Pezzo
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C’è un male che risiede in noi, nelle cavità più buie del nostro corpo, che rispecchia esattamente ciò che siamo diventati col tempo: il frutto di una vita usurpata, materialismo e narcisismo, denaro, supremazia su altri uomini. Continuiamo ad alimentare quest’oscurità per anni, finché un giorno ci si rende conto di esser diventati delle persone orribili. Cosa fare, dunque, per purificarsi? Il regista Gore Verbinski offre un bel periodo di relax in un centro idilliaco fra le Alpi svizzere che duecento anni prima era la proprietà di un barone, un castello immerso in paesaggi sublimi, bacini trasparenti e cieli da dipinto. È lì che, secondo Verbinski, regna la pace, ed è solo lì che potrai scegliere la tua cura personale.

Con La cura dal benessere il distacco dalla vita quotidiana è totale: non si torna più indietro. Oltrepasserai il paese posto ai piedi della collina, ti scontrerai con la gente del posto, e varcando l’ingresso del centro rimarrai paralizzato nell’osservare la tua vita che si smantella nel giro di qualche ora.

Quando Lockhart, il promettente Dane DeHaan, giovane affarista di New York, viene mandato in Svizzera per recuperare l’amministratore delegato della sua società, questi sottovaluta irrimediabilmente gli atteggiamenti contrariati del personale e dei dottori, i quali gli impediscono di avere un contatto diretto con il manager. Il suo inferno ha così inizio. L’aria del centro genera claustrofobia, i corridoi sono tunnel del sottosuolo e i discorsi con i pazienti risultano ambigui. All’inizio Lockhart va a sbattere contro un cervo, poi, quando si risveglia in un letto della clinica, comincia a scoprire le terapie estreme adoperate dai medici: cisterne d’acqua, bagni turchi labirinto, rombi dissonanti, pesci simili a serpenti, vitamine imbottigliate. Gli anziani sono tranquilli ma eccessivamente magri.

Nel cast la presenza anche del geniale Jason Isaacs, che si cala nell’oscenità di sentimenti di un dottore pazzo. La fotografia della pellicola è eccellente e dettagliata e raggiunge la perfezione negli effetti speciali. La sceneggiatura è fortissima e si modella su una storia occulta da brividi. Verbinski ha creato una macchina da guerra, un thriller che si basa su tecniche classiche dell’horror ma spinte magistralmente verso tutte le nuove avanguardie. Ogni flash, ogni fotogramma, le scenografie con feti in vetro e corpi umani galleggianti in casse d’acqua colpiscono poiché realisticamente agghiaccianti. La colonna sonora, ottenuta dalla voce di una ragazzina, è spettrale. L’attore protagonista Dane DeHaan conferma l’immensa inquietudine che è capace di infondere. La cura dal benessere è un moto di emozioni e piaceri disturbanti.