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By Riccardo Galeazzi
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È attualmente al decimo posto del box office; il che è un gran peccato. Giochi di Potere è un thriller politico, gustoso, perfetto per una serata estiva. Siamo nei primi anni 2000, durante la dittatura di Saddam Hussein. Michael, un giovanissimo idealista, viene assunto dall’Onu per essere il braccio destro di un grande diplomatico, Pasha, incaricato di seguire Oil For Food, programma con il quale le Nazioni Unite si impegnavano a distribuire cibo e beni di primo soccorso al popolo iracheno in cambio della vendita di petrolio a prezzo di mercato. Quella che all’inizio sembrava essere un’operazione a scopo umanitario, risulta essere un modo losco e privo di umanità per arricchire i potenti a discapito della popolazione irachena sempre più povera. Michael dovrà scegliere con chi stare, dalla parte dell’Onu o della gente che patisce ogni sorta di sofferenza.

Troppo spesso la traduzione del titolo in italiano non rende il senso dell’originale. Purtroppo anche Giochi di Potere è finito nell’elenco degli sfortunati. Il film è uscito in America con Backstabbing for beginners, letteralmente “Come pugnalare alle spalle, per principianti”. La storia è tratta dall’omonima raccolta di memorie del giornalista Michael Soussan, il quale, pieno di speranze, era stato davvero assunto dall’Onu per seguire Oil for food. Dopo aver scoperto che il programma serviva più che altro ad arricchire i potenti signori della guerra, l’allora ventiquattrenne Michael rimase ossessionato dalle domande della propria coscienza. Era innegabile il lato negativo dell’operazione, ma chiudere Oil for food equivaleva a togliere anche quel poco di aiuto che il popolo iracheno riceveva.

«La verità non sono le bugie che diciamo agli altri, ma quelle che diciamo a noi stessi» spiega Michael poco prima dei titoli di coda. È questo il theme stated – il tema dichiarato – del film ed è questo che lo rende tanto interessante. Per una volta non ci troviamo di fronte a storie di spionaggio nate dalla penna di uno scrittore, né tanto meno a racconti di guerra di un secolo fa. Ognuno di noi si ricorda la guerra in Iraq perché appartiene alla storia recente; oggi ripensando a quel periodo, non sembra un mistero che le nazioni occidentali hanno ricavato diverse forme di beneficio dal conflitto. Col senno di poi, capi di governo e probabilmente anche i singoli cittadini hanno fatto ammenda riguardo quel periodo. Ma all’epoca eravamo davvero all’oscuro di tutto? E nei conflitti odierni i meccanismi sono limpidi o sono gli stessi di allora? Sono queste le domande del quasi sconosciuto regista e sceneggiatore Per Fly, il quale paga lo scotto del suo anonimato.
Per fortuna ad attirare un po’ di audience ci sono Theo James, l’affascinante Quattro di Divergent, un po’ inespressivo ma di bell’aspetto nei panni di Michael e il premio Oscar Ben Kingsley in quelli di Pasha. Servivano due attori hollywoodiani a richiamare l’interesse mondiale su una pellicola di produzione danese.