Fuga di cervelli: recensione

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Fuga di cervelli” è una sorta di college movie all’italiana, incentrata su un quintetto di personaggi decisamente assurdi. Nel film, il timido e impacciato Emilio è innamorato della bella Nadia fin da quando erano piccoli. Per tutta l’infanzia e l’adolescenza, Emilio non ha mai avuto il coraggio di confessarle il suo amore.

La venerazione nei confronti della ragazza l’ha portato anche a iscriversi alla stessa Università di Medicina. Un bel pomeriggio primaverile, Emilio prende il coraggio a due mani… si avvicina a Nadia, la saluta, ma lei gli racconta che sta per partire per l’Inghilterra: ha vinto una borsa di studio e si trasferirà a Oxford. Emilio è distrutto, ma per fortuna, non è solo, ha un gruppo di amici straordinario per idiozia, ma anche per entusiasmo. La compagnia di irresistibili idioti è composta da Alfredo (Paolo Ruffini), ragazzo cieco e da sempre miglior amico di Emilio, Lebowsky (Guglielmo Scilla), venditore di granite e di marjuana ed hacker provetto, Franco (Frank Matano), leader intellettuale del gruppo e gay non dichiarato e Alonso (Andrea Pisani), ragazzo costretto su una sedia a rotelle, malato compulsivo di sesso e tecniche di difesa personale.

Gli amici convincono Emilio (Luca Peracino) che è troppo giovane per rinunciare a un sogno d’amore. Falsificando documenti e diplomi, riescono a ottenere l’iscrizione ad Oxford. E così la nostra “Armata Brancaleone” sbarca in Inghilterra. Cinque fulgidi dementi nel tempio del sapere per eccellenza. Ovviamente a Oxford, essendo delle calamite per i disastri, succederà di tutto. Ed Emilio, dopo una serie di equivoci, riuscirà finalmente a dire alla sua amata le parole che sognava di pronunciare da una vita.

Il plot del film non è originale, perché è un remake dello spagnolo “Fuga de cerebros”, ma segna il debutto alla regia di Paolo Ruffini, mentre a livello di sceneggiatura Guido Chiesa e Giovanni Bognetti scelgono di restare fedeli alle linee narrative care a questo genere cult, disseminando nella pellicola diverse scene con situazioni paradossali e irriverenti. Nel complesso, la commedia, però, non suscita grandi risate e spesso i personaggi diventano delle macchiette che invece di generare ilarità tra il pubblico, finiscono per indispettirlo. Tuttavia, se la pellicola è costellata da un umorismo sguaiato e un po’ troppo infantile tanto da far storcere il naso agli adulti, in realtà, potrebbe avere grande successo tra i teenager, dato che è chiaramente destinata a un pubblico di giovanissimi.