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Frankenweenie: la scenografia

Il film “Frankenweenie” è ambientato nella fittizia città di New Holland, che il produttore esecutivo Don Hahn definisce “la tipica città di provincia degli anni ’70, una via di mezzo fra la Transilvania e Burbank”.

 

La scenografia di “Frankenweenie” evoca il piatto paesaggio suburbano degli Stati Uniti sudoccidentali della metà del XX secolo. Il quartiere con le villette a schiera di New Holland è dominato da una grande riproduzione di un mulino a vento situata sul fianco di una collina, che serviva ad attrarre le famiglie verso la comunità, quando fu fondata.

Il mulino ricorda inoltre il tipico castello che si staglia sulla collina del villaggio, un’icona dei classici dell’orrore. La squadra della scenografia ha studiato l’architettura degli anni ’70 nonché dei due decenni precedenti, per riuscire a riflettere la sensibilità dell’ambiente suburbano dell’epoca, con le abitazioni del dopoguerra volute da Tim Burton. Un altro omaggio alle atmosfere della Transilvania, è il cimitero degli animali che si trova sulla collina. Passare dalle villette in pianura alla collina, crea un ritmo visivo che lega ancora di più la storia all’azione e ai personaggi. Se qualche membro della troupe aveva avuto un cucciolo ormai scomparso, ha potuto comunicare il nome del suo animale alla squadra della scenografia, infatti su molte tombe che compaiono nel film, c’è un epitaffio con il nome di animali realmente esistiti.

Per poter creare il design dei set in miniatura che riflettono la provincia americana degli anni ’70, i filmmaker hanno reclutato lo scenografo premio Oscar® Rick Heinrichs, che ha già collaborato con Burton in altri film, fra cui il cortometraggio “Frankenweenie” girato in live action nel 1984. La maggior parte dello stile visivo era stato deciso proprio in questo film: l’utilizzo del bianco e nero, lo stile espressionistico, l’omaggio ai classici dell’orrore. Rick Heinrichs ha esplorato il periodo storico, sempre tenendo presente la visualizzazione del dramma raccontato dalla storia. Nel novembre 2009 la scenografia ha iniziato a lavorare in un piccolo dipartimento artistico a Los Angeles. All’inizio c’erano solo gli illustratori e un assistente ricercatore. Heinrichs e la sua squadra hanno lavorato lì per almeno tre mesi prima di trasferirsi ai 3 Mills Studios di Londra. Il direttore artistico Tim Browning ha lavorato con Heinrichs, continuando a sviluppare il disegno iniziale con modelli in 3D e disegni vari. Browning ha coordinato il lavoro artistico dei dipartimenti di modellatura, di decorazione e di costruzione, dove i set in miniatura e gli attrezzi di scena sono stati costruiti e rifiniti. Le dimensioni sono molto più piccole di quelle di un film in live-action, e il lavoro relativo alla costruzione dei set ha presentato varie difficoltà.

Tutto doveva essere estremamente proporzionato ai modelli dei personaggi, e Sparky, che costituisce il protagonista più piccolo, dotato di una ingegneria davvero complicata, ha fissato le dimensioni di tutti i pupazzi e dei set. Pochissimi oggetti di scena sono stati trovati già fatti, perciò la maggior parte sono stati costruiti e dipinti a mano. Molti oggetti in miniatura non funzionavano realmente; in alcuni casi è stato più semplice e più pratico costruire oggetti funzionali. Ad esempio, le serrande della classe nella scuola funzionavano veramente e i filmmaker hanno potuto utilizzarle per creare effetti di luce. Dato che la classe è presente in molte scene, a volte le serrande sono state lasciate aperte, altre volte erano chiuse e non si poteva vedere l’esterno. Il set più difficile da concepire è stato la città di New Holland. Doveva essere realizzata in modo che gli animatori potessero ambientarvi l’azione quando ne avevano bisogno. La squadra della scenografia doveva disegnare i negozi lungo le strade ramificate, e creare il traffico. L’ambiente doveva trasmettere la vastità del mondo esterno e contemporaneamente mettere a fuoco l’azione dei personaggi al suo interno. Il set più difficile da costruire è stato il mulino a vento in decadenza dato che si è dovuto riflettere a lungo su quali forze naturali abbiano contribuito al decadimento della struttura e a come inserire la struttura nel set. Il set più difficile in cui girare è stato il laboratorio in soffitta di Victor, che presenta effetti fantastici e una illuminazione magnifica installata e programmata dal direttore della fotografia Peter Sorg. Complessivamente sono stati costruiti circa 200 set per “Frankenweenie“.

Tim Burton ha sempre desiderato girare “Frankenweenie” in bianco e nero e aveva i suoi buoni motivi. Spiega il regista: “Il bianco e nero fa parte della storia, dei personaggi, delle loro emozioni, quindi è un elemento importante. Il bianco e nero suscita sempre intense emozioni, e diventa parte integrante della storia. Conferisce profondità all’animazione, ed è interessante vedere come le persone e gli oggetti si stagliano nell’ombra, caratterizzando la storia in modo particolare”.

In totale, il film contiene 1300 scene con effetti visivi. Il produttore esecutivo Don Hahn afferma: “Non c’è mondo migliore di quello della stop-motion per riuscire a trasportare il pubblico nella cittadina di New Holland, nella casa di Victor Frankenstein e nel laboratorio in cui lavora. Questa fantasia è percepibile solo attraverso la stop-motion. Il film è stato realizzato splendidamente con questa tecnica e ovviamente nessuno in questo campo è migliore di Tim Burton”.