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By Riccardo Galeazzi
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Armie Hammer è l’attore del momento. Dopo il ruolo di Oliver nel fortunatissimo Call me by your name che gli è valso la sua prima candidatura ai Golden Globe lo scorso gennaio, eccolo in un ruolo diverso, ma altrettanto interessante, nel film di Stanley Tucci, Final Portrait – l’Arte di essere amici.

Nella Parigi di degli anni Sessanta Alberto Giacometti, artista italosvizzero di fama internazionale, chiede a James Lord, scrittore americano suo amico, di posare per un ritratto. James, interpretato da Hammer, è il narratore del film e racconta che Giacometti aveva previsto fino ad un massimo di due giorni per concludere il quadro. La lavorazione dura ben due settimane e Lord è così costretto a spostare in continuazione la data del suo ritorno negli Usa. Il ritratto rimarrà incompiuto, come la quasi totalità delle opere di Giacometti, ma l’amicizia tra l’artista e lo scrittore rimarrà per sempre.

Un film di non facile godibilità, forse poco adatto a chi non tollera i cosiddetti “film lenti”. Di fatto il quinto lungometraggio di Tucci sembra non avere evoluzioni e nel momento in cui ce ne si aspetta una, non succede niente. Ma forse è proprio questo lo scopo. Nel tentativo di raccontare il processo creativo di un autore, il regista e sceneggiatore ha dovuto per forza di cose avvicinarsi al reale, abbandonando, per quanto possibile, la finzione cinematografica. Aiutato dall’interpretazione del grande Geoffrey Rush, Tucci riesce a raccontare dell’uomo Giacometti diventato artista grazie alla sua vita dissoluta passata tra fumo, alcol, prostitute e alla sua perenne indecisione.

Noi spettatori fruiamo del racconto tramite James Lord, il quale non si accosta all’artista con atteggiamento moralistico o giudicante, ma con la comprensione e l’interesse di uno scrittore verso un soggetto dai contorni rigidi e neri, con un’espressione affascinante, così come sono rappresentati i modelli di Giacometti nelle sue tele. Il ruolo di James Lord è quindi fondamentale, forse più dello stesso Alberto Giacometti; Armie Hammer lo interpreta con il talento dei più grandi attori hollywoodiani, i quali riescono a comunicarci un sentimento anche attraverso un’espressione del viso che a primo acchito sembrerebbe piatta e invece racconta imbarazzo, stupore, misericordia e rabbia.

Purtroppo Hammer non è riuscito ad aggiudicarsi una candidatura all’ultima cerimonia degli Oscar, ma siamo certi che l’occasione si presenterà a breve. Quest’anno lo vedremo ancora in altri due film: Sorry to Bother you e On the Basis of Sex.