Doctor Clapis, lo YouTuber diventato WebStar
18 Febbraio 2014
Sabrina Cereseto
19 Febbraio 2014

Iniziamo un percorso di rivisitazione dei grandi film del passato e tentiamo di costruire piano piano una “cineteca ideale” che possa mettere d’accordo un po’ tutti, basata su quello che la critica cinematografica mondiale e gli addetti ai lavori considerano, quasi all’unanimità, delle perle di grande valore.


Per iniziare ho scelto forse il mio film preferito in assoluto, una pellicola che ha fatto epoca diventando il punto di riferimento dichiarato nel genere action/poliziesco, frutto ormai di innumerevoli citazioni e omaggi (dal “Cavaliere Oscuro” di Nolan a “The Town” di Affleck). Già portata sullo schermo nel 1987 come TvMovie e ispirata ad un film del 1966 di Melville (il primo che ha saputo descrivere il mondo delle guardie e dei ladri con uno sguardo intimo, a suo modo epico) la storia del ladro integerrimo e della sua squadra che di fronte all’ultimo colpo della carriera vengono braccati dal poliziotto cattivo di turno è un vortice di rapine, inseguimenti, sparatorie, agguati, pedinamenti reciproci, amori impossibili e sogni irraggiungibili, tre ore mozzafiato colme di violenza, disperazione, tradimento, ossessione e solitudine ma anche di valori come l’amicizia, la disciplina, il sacrificio, l’onore, la speranza. Cast sontuoso in stato di grazia, De Niro e Pacino insieme all’apice della carriera. Un gioco al gatto e al topo dove non ci sono più buoni e cattivi, una sfida a distanza degna di rispetto tra due mostri sacri del cinema al servizio di un affresco epocale molto più complesso, composto da personaggi memorabili, imperfetti, consumati dalla dedizione per il proprio lavoro, straziati dai propri sentimenti e da una sorta di lacerante, sublime malessere, tutti in piedi sull’orlo del baratro, nell’attesa di una tragedia imminente, capaci di devastarti con la drammaticità di un piccolo gesto, per indicare agli amati che l’unica via d’uscita è un sacrificio impossibile da sopportare. Musica elettro/pop struggente tra Brian Eno, Moby ed Elliot Goldenthal, fotografia indimenticabile del nostro Dante Spinotti, fedele collaboratore del regista. Melodramma romantico, Western crepuscolare aggiornato al poliziesco moderno, la dimostrazione che con una trama semplice ma curata, una regia di una sensibilità fuori dal comune e dei personaggi incredibilmente realistici e dettagliati si può creare IL CAPOLAVORO.
Grazie Michael Mann. HEAT 1995