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By Matteo Squillace
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E’ un sentimento contagioso, irrefrenabile. E’ una storia di pazzia, cuori che si uniscono e viaggi senza meta. E’ “La pazza gioia” di Paolo Virzì, miglior film della 62esima edizione dei David di Donatello, i riconoscimenti più ambiti del cinema italiano: il regista livornese fa la voce grossa, portando a casa anche il premio di miglior regista battendo candidati del calibro di Edoardo De Angelis e Matteo Rovere. Al suo fianco Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti: quest’ultima ha mancato la statuetta (la miglior attrice non protagonista è Antonia Truppa per la sua interpretazione in Indivisibili) mentre “Beatrice” infila il quarto David della carriera su cinque candidature (tutti come miglior attrice protagonista). Una mezza delusione per Indivisibili, che su diciassette candidature complessive porta a casa solo sei statuette (compresa quella di miglior sceneggiatura originale).

Assecondati i pronostici per gli uomini: Stefano Accorsi e Valerio Mastandrea (rispettivamente miglior attore protagonista e non protagonista), eleganti e compassati, rubano pochi secondi per i ringraziamenti lasciando ad Alessandro Cattelan la possibilità di introdurre sul palco Roberto Benigni, vincitore del David alla carriera. “Il cinema italiano è il più grande del mondo” ha ribadito con forza il regista de La tigre e la neve. E noi non possiamo fare altro che unirci in coro.