Colpi di fortuna: recensione

Sam Smith presenta il suo singolo di debutto: Money on my mind
19 Dicembre 2013
Il Volo: il trio italiano più famoso in America è nella Top Ten di iTunes
19 Dicembre 2013

Neri Parenti ve lo assicura: non è superstizioso, non crede nei gatti neri, getta i cappelli sul letto e apre gli ombrelli in casa. Ma sarà vero? A giudicare dalla sua ultima fatica cinematografica “Colpi di fortuna” sembrerebbe proprio di no, ma scendiamo nei dettagli…

L’opera è divisa in tre episodi ben distinti tra loro. Nel primo blocco, vediamo Mario (Luca Bizzarri) e Piero (Paolo Kessisoglu) due impiegati di terra di una compagnia di crociere al porto di Napoli. Paolo è innamoratissimo di Barbara (Fatima Trotta), ma quando viene a sapere che ha un altro, il suo mondo va in pezzi. Il giorno dopo, però, Mario scopre che con la combinazione giocata dal suo amico, hanno vinto milioni di euro. Così, corre a casa di Piero e lo trova con i postumi di una sbornia epocale e di una notte turbolenta. Ma il peggio deve ancora venire: il biglietto vincente è nella giacca di Piero e lui non si ricorda affatto dove è. Per ritrovarla, i due inizieranno una rocambolesca indagine in giro per la città, che li porterà a ricostruire la serata “brava” di Piero fino all’incontro con i mitici calciatori del Napoli: Hamšík, Maggio e Insigne.

Nel secondo segmento, invece, troviamo Gabriele Brunelli (Christian De Sica), un imprenditore tessile di successo, ma terribilmente superstizioso. Sta per concludere l’affare della sua vita: ottenere l’esclusiva di una pregiatissima lana prodotta da capre mongole. Bernardo Fossa (Francesco Mandelli) è uno dei rari traduttori italiani dal mongolo, ma soprattutto è uno dei più grandi portatori di sfiga che la storia conosca! Il destino beffardo non aspetta altro che far incrociare le loro strade: lo scaramantico Brunelli ha bisogno di Bernardo lo iettatore… Ignaro delle “doti” del ragazzo, lo assume per concludere l’affare, ma fin dal suo arrivo in azienda è un susseguirsi di incidenti surreali ed esilaranti. Dopo una serie di incredibili avventure (o meglio disavventure), Brunelli non ce la fa più ed esplode: Bernardo è un porta sfiga galattico e tutto quel che è andato male è colpa sua! Ma il fato ha in serbo per lui ben altre sorprese…

Infine, nella terza e ultima parte, c’è Felice (Lillo), ex ballerino di prima fila di Raffaella Carrà, che ora fa l’insegnante di danza in una casa di riposo di lusso. Amato da tutti per il suo altruismo e la sua generosità, ha una famiglia numerosa con ben 4 figli di cui due adottivi. Il bilancio economico però è sempre un po’ in difficoltà… quando, improvvisamente riceve un’eredità dal padre che non aveva mai conosciuto e che credeva morto da tempo. C’è però un piccolo imprevisto: il lascito in denaro è quasi inesistente, ma in compenso “l’eredità” comprende anche Walter (Greg), “un fratello speciale” pieno di manie e fissazioni assurde. Inizia, così, una comica convivenza con il nuovo zio Walter: tutti assecondano le sue stranezze con affetto e allegria, dando vita a una lunga serie di situazioni grottesche.

Ed ora, analizziamo i tre episodi da vicino: il primo è quello meno scoppiettante di tutti, mentre funziona meglio il secondo, con De Sica e Mandelli, che ripropongono uno dei grandi temi della cultura nostrana: la superstizione, anche se tra corna, riti, e sproloqui verbali, a volte diventa un’accozzaglia di scaramanzie kitsch. Il terzo è senza dubbio il migliore, perché gioca sugli equivoci  e grazie a Lillo & Greg, le gag sono più garbate, le battute fulminee, e soprattutto più convincenti. Infatti, sono proprio loro a strappare al pubblico qualche risata in più grazie a una comicità quasi onirica.

Così, Neri Parenti, uno dei più grandi nomi del cinema comico italiano, dopo svariati successi al botteghino, decide di cambiare rotta e stile, portando sul grande schermo una commedia leggera che nasce dal desiderio di essere ottimisti in un periodo di malessere generale. Di per sé, il film, talvolta più commedia, altre volte più farsa o racconto surreale, strizza l’occhio allo stile dei “movie made in Hollywood”, abbandonando (anche se non del tutto) l’umorismo forzatamente becero e prediligendo un approccio più scanzonato e soft rispetto ai classici cinepanettoni.

In definitiva, “Colpi di fortuna” è una pellicola che riesce parzialmente ad ottemperare al suo dovere di film comico, ovvero far ridere a crepapelle il pubblico, anche se resta uno spettacolo poco impegnativo, idoneo a coloro che cercano qualche ora di evasione dai problemi quotidiani.