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By Matteo Squillace
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In principio fu Black Panther: il blockbuster Marvel, diretto da Ryan Coogler e con Chadwick Boseman probabilmente ancora più credibile del fumetto nei panni di re T’Challa, lo scorso anno si aggiudicò tre statuette di minor caratura ma comunque significative come miglior scenografia, miglior colonna sonora originale e migliori costumi. La differenza la fece la capacità del film di mettere sul piedistallo la cultura black (il primo in assoluto a farlo in maniera così marcata): diversità vuol dire forza e il messaggio arrivò a tutti i livelli, rilanciato da sportivi, cantanti e anche politici. Per gli Academy la nomination come miglior film agli Oscar fu quasi inevitabile (troppe sarebbero state le critiche in caso di esclusione). 


A sette mesi di distanza per il filone dei cinecomic (termine che fuori dall’Italia non trova alcun tipo di riscontro) la strada verso la prima statuetta “di peso” sembra ancor più in discesa. Il trionfo del Joker di Todd Phillips al Festival di Venezia e il punto esclamativo messo da Joaquin Phoenix (serve davvero una statuetta per tracciarne la grandezza?) sulla sua filmografia rimescolano la mappa dei valori all’interno dell’industria hollywoodiana.


E se Joker sembra già aver prenotato un numero di nomination che si avvicina alla doppia cifra (riportando in auge la battaglia tra DC e Marvel) Joe e Anthony Russo fanno proseliti nel perorare la causa di Robert Downey Jr. che, dopo aver sfiorato l’oscar con Tropic Thunder e Charlot, ha ottime chance di dire la sua nella categoria Miglior attore protagonista grazie all’interpretazione in Avengers: Endgame e al successo planetario (nonostante i paurosi buchi di sceneggiatura) che il film ha riscosso andando a chiudere una delle saghe cinematografiche più intricate e viste di sempre. Indipendentemente da come andrà il prossimo 9 febbraio al Dolby Theatre di Los Angeles il 2019 andrà in archivio come l’anno d’oro dei supereroi (cattivi compresi).