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By Riccardo Galeazzi
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Ci avevano sperato in molti, ma Call me by your name, del regista italiano Luca Guadagnino, non è riuscito ad aggiudicarsi il Golden Globe. Ciononostante, il film sta riscuotendo un forte successo oltreoceano e si è guadagnato ben quattro nomination ai premi Oscar (tra cui l’ambitissimo Best Picture): un biglietto da visita griffato che anticipa l’uscita nei cinema italiani, prevista per il 25 Gennaio.

Ed è proprio in Italia, in un paesino fittizio tra Brescia e Bergamo, che vive Elio Perlman, diciassettenne italoamericano, figlio di un importante professore di archeologia. Durante l’estate del 1983 il padre di Elio invita presso la loro villa un suo studente, Oliver, il quale sta scrivendo la tesi per il dottorato. Sebbene all’inizio Elio sia infastidito dalla presenza talvolta arrogante dell’ospite, tra i due ragazzi nasce presto una sintonia che li porterà oltre il confine dell’amicizia.

La cornice nella quale viene inserita la vicenda è al limite dello stereotipo. Il regista pensa di ottenere consenso all’estero presentando la solita Italia di ricchi nullafacenti che ritrovano miracolosamente statue ellenistiche nel fiume vicino a casa. Non manca nulla: dai cenoni all’aperto con parenti urlanti, alla frecciatina politica con una clip di Beppe Grillo all’epoca di Craxi. Insomma, Luca Guadagnino e James Ivory firmano una sceneggiatura che mira ad arruffianarsi il pubblico estero. Tuttavia il film ha il potenziale che aveva già il libro e trova pathos superiore grazie alle performance attoriali dell’affascinante Armie Hammer (Oliver) e della new star Timothèe Chalamet (Elio).

È vero che il nocciolo della storia è l’amore tra i due giovani, ma siamo ben lontani dai cliché in cui è facile imbattersi di questi tempi. Con la giusta velocità, Elio si avvicina ad Oliver, guidato più che da una attrazione fisica, da un sincero innamoramento. È quest’ultimo aspetto che permette agli spettatori di entrare in empatia con la storia e che fa viver loro le medesime emozioni dei protagonisti. Come ci si può aspettare, più la storia evolve, più la componente drammatica si ingrandisce, ma sempre con una delicatezza e una verosimiglianza che ci sono tanto care ma troppo spesso assenti sui nostri schermi.

Chi tra voi andrà al cinema a vedere Chiamami col tuo nome, non si aspetti un film di propaganda gay. Piuttosto si prepari a una forte partecipazione emotiva, che forse parrà strana per via del sesso dei protagonisti e che per questo invita ad una attenta riflessione.