Black Star – nati sotto una stella nera: recensione

The Starlet Letter #30 – Milan Fashion Week – Round Up
4 Ottobre 2013
Il cacciatore di donne: lo striptease di Vanessa Hudgens
4 Ottobre 2013

Black Star – nati sotto una stella nera: recensione

Il film diretto da Francesco Castellani, liberamente ispirato a una vera squadra di calcio composta interamente da rifugiati e da vittime di torture, violenze e migrazione forzata, la “Liberi Nantes Football Club”, mette in campo una disputa di quartiere, una guerra tra poveri, che inevitabilmente porta all’incontro con l’altro e alla riscoperta della dignità umana. I personaggi che nel corso della storia si confrontano e si scontrano, sono emblema delle paure dettate dal vivere moderno, che ci caratterizzano, e il fenomeno della migrazione entra di riflesso nel film, perché fa da catalizzatore alle tensioni dei protagonisti, migranti e non, ugualmente privi di identità e di stabilità professionale.

Infatti, la pellicola si configura come una narrazione di relazioni e vicende umane, piuttosto che una denuncia sociale, ed è scandita da ritmi ben precisi che portano alla commedia, al mélo, e di conseguenza, a ridere in alcune scene e a commuoversi in altre.  Così, “Black Star – nati sotto una stella nera” parla di disagi, di amore, di riscatto e lo fa in qualità di prodotto cinematografico indipendente ben confezionato, dalla narrazione, al cast di attori poco noti, ma terribilmente talentuosi, fino alla musica trascinante ed intensa, realizzata dai Bufalo Kill e da Ennio Morricone.

I Bufalo Kill hanno anche composto la colonna sonora del film: “Black Star”, il cui testo trae ispirazione dalla vicenda cinematografica, e dalle tante storie di vita degli immigrati moderni. Le sonorità si rifanno alle classiche work song blues di origine afroamericana, nate dalla fatica del lavoro degli sfruttati, e dalla nostalgia per la propria terra d’origine, lontana migliaia di chilometri. Ed è in questa atmosfera, che lo spettatore è chiamato a calarsi nei panni di chi è fuggito dalla propria patria e ha affrontato un viaggio senza ritorno, e che ora si trova nella condizione di rifugiato in una città lontana e caotica. È chiamato a sentirsi parte di una squadra scalcinata, che si allena alla bell’è meglio in un campetto abbandonato di periferia.

E nel momento decisivo, dovrà schierarsi. Da una parte ci sono i condomini che rivogliono indietro la gestione di quel lembo di terra, che un tempo serviva a coltivare patate, dall’altra i calciatori, italiani e non, costretti ad occupare quella striscia di terra e a viverci dentro barricati, a difendere sogni, idee e quell’El Dorado improbabile che ne custodisce l’anima. E mentre sarà seduto sulla sua poltrona a osservare le immagini scorrere, si dovrà ricordare di una cosa: per vincere, non servirà che i “Liberi Nantes Football Club” scrivano su un muro “Free to play”, avranno bisogno di sorridere nonostante tutto, e soprattutto di un miracolo, ma si sa, i miracoli non esistono… le persone sono l’unico miracolo possibile.