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Venezia 75: l’arte incontra l’arte. Magari il nome di Julian Schnabel non dice molto ai più; in effetti non è un regista prolifico, anzi, è uno di quelli che se può, si prende tutto il tempo necessario per rendere un film un vero capolavoro. Egli è un artista a tutti gli effetti. Con un passato da pittore – alcune delle sue opere sono esposte al MoMA di New York, alla Tate Gallery di Londra e al Museo Pompidou di Parigi-, ha vinto la Palma d’Oro e il Golden Globe per Lo Scafandro e la Farfalla nel 2008 e oggi è a Venezia in odore di Leone d’Oro per un film che già dalle prime immagini promette grande entusiasmo.

At Eternity’s Gate, letteralmente “alle porte dell’eternità”, racconta gli ultimi anni di vita di Vincent Van Gogh. È un periodo burrascoso per il pittore olandese; dopo aver lasciato Parigi, si trasferisce ad Arles presso l’abitazione del fratello Theo. Qui, a contatto con la natura, Vincent dipinge alcune delle tele più celebri del suo tempo. Il processo artistico evolve insieme all’amicizia con Paul Gauguin, ma ben presto la nevrosi spinge Van Gogh a gesti estremi tra i quali l’orecchio tagliato. L’incomprensione da parte della popolazione del paese, l’abbandono de “la casa gialla” e il successivo ricovero in un ospedale psichiatrico ci accompagnano alla misteriosa morte a soli 37 anni.

Dai pochissimi spezzoni di film presenti nel trailer ci appaiono subito chiari due dei tre punti di forza di questo film. Primo: ogni fotogramma è un quadro di Van Gogh. La fotografia di Benoit Delhomme e i dialoghi di Jean-Claud Carriére, assicurano una completa immersione nel mondo del pittore, forse persino superiore all’acclamato documentario candidato all’Oscar Loving Vincent dello scorso anno. Secondo: Willem Dafoe, anche se ha superato i 37 da un po’, è perfetto nel ruolo di Van Gogh. In molti sono concordi del dire che ha già l’Oscar in tasca. Schnabel, alla conferenza stampa di alcuni giorni fa al lido ha affermato che nessun altro attore sarebbe riuscito a mostrare il conflitto di Van Gogh. Le guance incavate che caratterizzano l’espressione luciferina di Dafoe sembravano quelle del celebre Autoritratto con orecchio bendato. Terzo: quando un film viene realizzato più per passione che per profitto, allora ci sono buone possibilità che sia un successo. At Eternity’s Gate non è un film biografico; è piuttosto il ritratto di un maestro eseguito da un discepolo, ritratto nel quale, come è giusto che sia, è possibile scorgere i tratti dello stesso Schnabel.

“Qualche volta mi dicono che sono pazzo, ma un grano di follia è l’arte migliore”. Il film uscirà nelle sale americane il 16 Novembre prossimo. Da noi uscirà il 3 Gennaio 2019 distribuito da Lucky Red.