Aspirante vedovo: intervista a Fabio De Luigi

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Aspirante vedovo: intervista a Fabio De Luigi

Vi presentiamo l’intervista a Fabio De Luigi, protagonista assieme a Luciana Littizzetto, del film “Aspirante Vedovo”, che uscirà oggi, 10 ottobre, nelle sale.

 

 

Che cosa l’ha spinta ad accettare questo film, con quale stato d’animo lo ha affrontato?
“Aspirante vedovo” è liberamente tratto dalla pellicola di Dino Risi, e quando si prende spunto da una grande opera del passato lo si fa perché la si ammira e le si vuole rendere omaggio. Ho pensato che sarebbe stato stimolante contestualizzare Alberto Nardi nell’Italia di oggi. Il film di Massimo Venier è un “esercizio di stile” che ripropone il tema in chiave moderna, come succede spesso in teatro e nel mondo dell’arte in generale, mantenendo sempre un approccio rispettoso.

Chi è  l’Alberto Nardi che lei interpreta e che cosa gli accade in scena?
È un uomo di scarsissime qualità morali e imprenditoriali che vive combinando disastri sempre più evidenti all’ombra di una moglie molto più capace e molto più potente di lui  stanca di dover porre continuamente rimedio alle sempre più frequenti gaffe del marito, decide di chiudergli drasticamente il “rubinetto” dei finanziamenti. Un giorno “la capitana d’industria” viene data per morta in un incidente aereo senza superstiti: Alberto si ritrova all’improvviso erede del suo impero finanziario, ma questo status per lui idilliaco durerà solo pochi giorni poiché sua moglie presto riapparirà indenne, più battagliera e spietata che mai. Alberto è inesorabilmente vittima consapevole della sua carnefice, ma non è affatto un eroe positivo: parliamo di una tipologia di persone che hanno sempre qualcosa da farsi perdonare, abituati a vessare e ad essere vessati. “Aspirante vedovo” è il racconto di un’umanità che non è mai totalmente positiva né totalmente negativa, nel rispetto della tradizione della commedia italiana.

Che cosa le è piaciuto del personaggio che ha interpretato?
Sicuramente la cialtroneria di fondo. Mi ha divertito il lato comico dell’arroganza, l’ottusità che diventa comicità.

Che tipo di collaborazione si è creata con Massimo Venier?
L’ho conosciuto circa quindici anni fa all’epoca di “Mai dire gol” di cui Massimo era uno degli autori, abbiamo collaborato per alcuni sketch e siamo diventati amici. Durante le riprese il suo aiuto è stato molto prezioso: Alberto Nardi è un incapace cronico e Massimo mi ha aiutato a rendere palpabile la sua inutile arroganza.

Come si è trovato con Luciana Littizzetto?
Ci conosciamo da diversi anni ed è capitato di collaborare nel corso delle nostre carriere, è stato molto bello ritrovarla in questa occasione. Luciana è perfetta per il ruolo di Susanna Almiraghi, tra di noi si è creata quella sana complicità che è giusto esista quando si suonano due strumenti diversi: la comicità è basata su ritmi e tempi particolari, se c’è sintonia tutto funziona.

Secondo lei che tipo di commedia è la vostra rispetto a quelle che si vedono abitualmente oggi in Italia?
Gli sceneggiatori hanno cercato di recuperare dalla tradizione della commedia italiana degli anni ΄60/΄70 la modalità del raccontare una storia. I personaggi non sono definiti nel loro carattere: non ci sono davvero i cattivi e non ci sono davvero i buoni, è tutto più sfumato.

Ricorda qualche momento particolare della lavorazione?
Sì, quando abbiamo girato la parte finale del film in un tratto di strada di montagna denominato ufficialmente da tutti, anche sui bollettini della produzione, “curva della morte”. Il freddo impossibile e la fitta pioggia (finta) hanno contribuito a rendere quella curva più spaventosa nel film che nella vita!