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Il Museo Nazionale del Cinema di Torino ha istituito nel 2015 il Premio Cabiria, un importante riconoscimento assegnato annualmente a un regista, un attore o un’attrice che si siano particolarmente distinti per la loro attività nel corso dell’anno con il loro contributo per l’arte cinematografica.

Il Premio prende il nome dal capolavoro del cinema muto italiano datato 1914 e realizzato nel capoluogo piemontese da Giovanni Pastrone, divenuto fonte di ispirazione per innumerevoli artisti di tutto il mondo, che hanno contribuito con la loro creatività allo sviluppo del linguaggio e dell’estetica del cinema. Anche questa seconda edizione del Premio ha avuto luogo in concomitanza con il 34° Torino Film Festival, per evidenziarne il legame con il più importante evento cinematografico cittadino dell’anno. Ad aggiudicarsi il premio per il 2016 è stata l’attrice toscana Alba Rohrwacher (Perfetti Sconosciuti; In Treatment).

Di seguito il comunicato ufficiale del Museo Nazionale del Cinema di Torino:
“L’irruzione di Alba Rohrwacher sulla scena cinematografica è avvenuto in punta di piedi e con la consueta delicatezza che contraddistingue l’aspetto dell’attrice solo apparentemente più fragile del cinema italiano. Le sue fattezze minute e garbate celano una tempra solida, un coraggio inconsueto e un talento immenso. In capo a soli dodici anni, Alba si è affermata come la giovane attrice più sensibile, dotata e versatile, amata con la stessa intensità da autori affermati, registi esordienti e il grande pubblico, che riscopre in lei la passione e il talento delle grandi attrici che hanno fatto la storia del nostro cinema. Ad ogni film e ad ogni nuovo personaggio cui da vita, Alba si dedica con l’identica generosità che la contraddistingue: che si tratti di imparare in pochi mesi l’albanese (come in Vergine giurata di Laura Bispuri) o di calarsi nei panni di una madre ossessionata dalla salute del proprio figlio (in Hungry Hearts di Saverio Costanzo, che le ha fruttato la Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2014). L’umiltà con la quale si presenta convive con il suo spirito ribelle, ed è la misura della sua non comune sensibilità e naturalezza.”