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In attesa di poter tornare a parlare di teatro ho deciso di consigliarvi tre libri che amo particolarmente. Due romanzi e un testo teatrale, giusto per tenere vivo l’interesse verso questa nobile forma d’arte ormai ferma, a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19, da un anno.

Il primo libro che vi voglio consigliare ha un titolo ma soprattutto un’immagine di copertina che di sicuro non avrebbero attirato la mia attenzione ma trattandosi di Valérie Perrin, moglie ma soprattutto sceneggiatrice di molti film di Claude Lelouch (Tornare per rivivere, Edith e Marcel) ho messo da parte i miei pregiudizi iniziali e mi sono immerso nella lettura di Cambiare l’acqua ai fiori.

Cambiare l’acqua ai fiori è uno di quei romanzi che presentano, ma la soluzione ci aspetta solo alla fine, un risvolto giallo. Quindi vi consiglio di leggere questo libro tutto d’un fiato perché tante le vicende che si intrecciano e i continui salti temporali vi potrebbero distrarre da una storia delicata e toccante.

Trama

Violette Toussaint è la guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna. Ricorda un po’ Renée, la protagonista de L’Eleganza del riccio, perché come lei nasconde dietro un’apparenza sciatta una grande personalità e una vita piena di misteri. Durante le visite ai loro cari, tante persone vengono a trovare nella sua casetta questa bella donna dal cuore grande, che ha sempre una parola gentile per tutti, è sempre pronta a offrire un caffè caldo o un cordiale. Un giorno un poliziotto arrivato da Marsiglia si presenta con una strana richiesta: sua madre, recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto. Da quel momento le cose prendono una piega inattesa, emergono legami fino allora taciuti tra vivi e morti e certe anime, che parevano nere, si rivelano luminose. Attraverso incontri, racconti, flashback, diari e corrispondenze, la storia personale di Violette si intreccia con mille altre storie personali in un caleidoscopio di esistenze che vanno dal drammatico al comico, dall’ordinario all’eccentrico, dal grigio a tutti i colori dell’arcobaleno. La vita di Violette non è certo stata una passeggiata, è stata anzi un percorso irto di difficoltà e contrassegnato da tragedie, eppure nel suo modo di approcciare le cose quel che prevale sempre è l’ottimismo e la meraviglia che si prova guardando un fiore o una semplice goccia di rugiada su un filo d’erba.

Il secondo libro che vi vorrei consigliare l’ho appena finito di leggere e mi ha sconvolto, ho provato le stesse sensazioni che provai i primi di marzo del 2016 quando ascoltai per la prima volta la notizia al telegiornale di un caso di cronaca tra i più efferati degli ultimi anni.

Trama

Ci troviamo in un anonimo appartamento della periferia romana dove due ragazzi di buona famiglia, Manuel Foffo e Marco Prato, seviziano per ore il giovane Luca Varani, portandolo a una morte lenta e terribile. È un gesto inspiegabile, inimmaginabile anche per loro pochi giorni prima. La notizia calamita immediatamente l’attenzione, sconvolgendo nel profondo l’opinione pubblica. È la natura del delitto a sollevare le domande piú inquietanti. Violenza gratuita? Gli assassini sono dei depravati? C’è di mezzo la droga? Erano davvero consapevoli di ciò che stavano facendo? Qualcuno inizia a descrivere l’omicidio come un caso di possessione. Quel che è certo è che questo gesto, insensato, segna oltre i colpevoli l’intero mondo che li circonda. Sto parlando del libro La città dei vivi di Nicola Lagioia.

La città dei vivi si potrebbe definire un docu-libro dove la narrazione viene usata per ricostruire una vicenda di cronaca nera. Nasce dalla rielaborazione di anni di ricerche, di verbali ufficiali e interviste ai protagonisti. Da questa indagine emerge un tempo fatto di aspettative tradite, confusione sessuale, difficoltà nel diventare adulti, disuguaglianze, vuoti di identità e smarrimento. Contemporaneamente, Lagioia, affronta una discesa nella notte romana, una città invivibile eppure traboccante di vita, presa d’assalto da topi e animali selvatici, stravolta dalla corruzione, dalle droghe e non solo. Ma Nicola Lagioia non si ferma, anzi. In un capitolo ci racconta di un passato… e forse per questo motivo quando ascoltò per la prima volta la notizia dell’omicidio Varani sentì all’istante qualcosa di famigliare: “Una scossa elettrica”. Un libro emotivo e che fa riflettere.

Mi piacerebbe anticipare, per chi come me vive a Milano, lo spettacolo L’effetto che fa, liberamente ispirato all’omicidio Varani. Mi piacerebbe anche scrivervi che dovrebbe andare in scena dal 24 al 28 marzo 2021, ma per togliere il condizionale dobbiamo aspettare le future disposizioni da parte del nostro Governo.

Come scritto ad inizio articolo, l’ultimo libro è un testo teatrale. Una lettura che vi permetterà di entrare virtualmente a teatro, pronti ad assistere ad una messa in scena dove la regia la realizzerete voi grazie alla vostra fantasia. Un testo teatrale che potreste aver visto in tv durante le feste: Natale in casa Cupiello è un’opera tragicomica scritta da Eduardo De Filippo, uno dei lavori del drammaturgo partenopeo più apprezzati dal pubblico e dalla critica. La messa in scena dell’opera defilippiana si divide in tre atti anche se alla prima rappresentazione, nel 1931 al Kursaal di Napoli, era ancora costituito da un unico atto.

Trama

È la mattina dell’antivigilia di Natale. Luca Cupiello e sua moglie Concetta si svegliano, ma il loro risveglio è reso comicamente faticoso dalle bizze dell’uomo, che si lamenta per il freddo e per il pessimo caffè che lei gli ha preparato. Luca è un fervente amante delle tradizioni natalizie, e non vede l’ora di potersi dedicare maniacalmente alla composizione del Presepe, nonostante le critiche della moglie e del figlio Nennillo, che non lo appoggiano. A un certo punto irrompe in casa la figlia Ninuccia, agitata per l’ennesima lite con suo marito Nicolino. Ninuccia, che non ha mai amato il marito, vuole scappare con il suo amante. La situazione degenera appena il marito viene a conoscere tutta la situazione, tra liti, minacce, sfide a duello. Venuto brutalmente a conoscenza della situazione familiare, Luca, per anni vissuto nell’illusione di aver creato una famiglia felice, ha un ictus, crolla e si ritrova a letto in preda a difficoltà motorie e verbali. Una improvvisa visita dell’amante Vittorio provoca l’ennesimo equivoco allucinatorio e Luca, scambiandolo per il marito, arriva a benedire inconsapevolmente l’unione dei due amanti. Nennillo, alla domanda che suo padre gli rivolge in punto di morte: “Te piace o presepio?” alla quale egli aveva sempre risposto con un antipatico: “No”, finalmente si scioglie e gli sussurra di sì, mentre suo padre muore.

Piccola curiosità. Eduardo De Filippo nacque a Napoli nel 1900, quando andò in scena per la prima volta con lo spettacolo Natale in casa Cupiello aveva trentuno anni. Truccato da vecchio non sapeva ancora quanto lontano lo avrebbe portato il suo teatro fatto di risate, lacrime ed emozioni.