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Non mi fido dei sequel. Per questo, dopo aver finito Le ho mai raccontato del vento del nord di Daniel Glattauer non me la sono sentita di leggere La settima onda. Perché? Semplicemente perché Le ho mai raccontato del vento del nord è bellissimo.

Trama

Un’email all’indirizzo sbagliato e tra due perfetti sconosciuti scatta la scintilla. Emmi Rothner, sposa e madre irreprensibile dei due figli del marito, sta tentando di disdire l’abbonamento a una rivista da tre mesi. Nessuno risponde alle sue comunicazioni e-mail e l’irritazione sale. Il problema è che l’indirizzo digitato è errato e la richiesta di disdetta arriva accidentalmente nella casella di posta di Leo Leike, psicolinguista reduce dall’ennesimo fallimento sentimentale. Tra i due si instaura un’amicizia giocosa, segnata dalla complicità e da stoccate di ironia reciproca, e destinata ben presto a evolvere in un sentimento ben più potente, che rischia di travolgere entrambi. 

Potrebbe sembrare una trama banale, ma il punto forte di Le ho mai raccontato del vento del nord sta proprio nella sua semplicità e l’essere condivisibile da tutti. Ormai i social fanno parte della nostra vita (se state leggendo questo articolo è perché condiviso su Facebook o Instagram) e come sempre più spesso accade, ci si conosce prima via etere che di persona. È vero, con questa modalità si instaurano rapporti effimeri ma è anche vero che per iscritto si dicono cose, personali, che ad altri vengono taciute. Spesso ci si trova così bene con la persona che si cela dietro una tastiera che per paura di un eventuale incontro lo si rimanda con qualche piccola bugia… non facciamo troppo i moralisti, è sicuramente capitato ad ognuno di noi. Ma questa emozionante favola moderna potrà mai sopravvivere a un vero incontro? A voi la risposta.

Il secondo libro che vi vorrei consigliare lo acquistai nel settembre del 2019. Questo libro l’ho lasciato sedimentare sulla mensola della mia libreria fino a settembre del 2020. Eh già, un anno esatto! Ho aspettato il momento giusto per leggerlo perché sapevo, in cuor mio, che molti fatti privati del protagonista avrebbero fatto emergere in me molti ricordi da bambino. Ma lasciamo stare il mio passato e concentriamoci sul presente di Jonathan Bazzi e la sua Febbre.

Trama

Milano 2016. Jonathan, 31 anni, vive con il compagno Marius. Studia Filosofia all’università e si mantiene insegnando yoga. Un giorno qualsiasi di gennaio una febbricola lo tormenta da settimane, spossandolo al punto da non riuscire a lavorare. Aspetta un paio di mesi, fa ricerche grazie alla rete con le sue infinite autodiagnosi, fa analisi, pensa di avere una malattia incurabile, mortale, pensa di essere all’ultimo stadio. Fino al giorno in cui la realtà si rivela grazie al test all’HIV. Jonathan è sieropositivo, non sta morendo. Jonathan è quasi sollevato. La sua vita, grazie a una diagnosi definitiva, cambia.

Un viaggio indietro nel tempo in un paese, Rozzano, quartiere alla periferia sud di Milano, caratterizzato da grandi palazzoni di case popolari e da alcuni episodi di disagio sociale. Un racconto tra passato e presente. Un passato che ci narra la difficile esistenza di un bambino consapevole, fin dall’asilo, della propria omosessualità, per tornare al presente con quella Febbre che non da tregua al giovane Bazzi fino ad arrivare alla diagnosi della sua sieropositività. È vero, Jonathan ha l’HIV ma Jonathan non vuole vivere nella vergogna del giudizio e così decide di raccontare la sua storia, la storia di un ragazzo che per proteggersi ha deciso di rivelare tutto di sé mettendosi a nudo davanti al lettore senza pudore e senza paura. Un libro onesto e a tratti brutale.

Ma veniamo al consiglio di lettura al quale tengo particolarmente, quella di un testo teatrale anche se mi piacerebbe consigliare tutti i testi di uno dei più grandi drammaturghi del Novecento americano, due volte vincitore del Premio Pulitzer. Fra le sue pièce più famose Lo zoo di vetro, Un tram che si chiama Desiderio (da cui è stato tratto il celebre film con Marlon Brando), I blues e La rosa tatuata. Sto parlando di Tennessee Williams. Dovendo consigliare uno tra i suoi meravigliosi testi teatrali, ho scelto Lo zoo di vetro (1944) il suo primo grande successo, anche se Williams al momento dell’uscita scriveva per il teatro già da un decennio circa.

Trama

Ci troviamo alla fine degli anni ‘30 del secolo scorso. Amanda Wingfield ha cresciuto da sola i suoi due figli (Tom e Laura), dopo che il marito li ha abbandonati. Tom conduce una vita noiosa e banale che, unita alla forte presenza della madre, lo rende sofferente e insoddisfatto. Pensa che l’unico ostacolo che lo frappone dal vivere la vita che desidera sia la sua famiglia, la sua personale gabbia di metallo. L’unico conforto è il cinematografo che frequenta a ogni ora della notte. Amanda è preoccupata per lui, ma soprattutto per l’introversa Laura (che una malattia ha reso zoppa), la quale se ne sta tutto il tempo ad ascoltare dischi, leggere e accudire una collezione di animaletti di vetro. Le preoccupazioni di Amanda si ingigantiscono quando scopre che la figlia ha lasciato il corso di segretaria che stava seguendo. La donna perciò diventa ossessionata dall’idea di trovarle un marito che le garantisca un futuro sereno e dignitoso.

Una sera Tom, sotto la spinta di mamma Amanda, invita a cena un collega di lavoro che si scopre essere un vecchio compagno di scuola di Laura. Il giovane è pieno di vita e apparentemente riesce a portare un po’ di serenità nell’esistenza della ragazza.

Da queste premesse prende vita il dramma familiare rappresentato ne Lo zoo di vetro, fonte di molte riflessioni, un meccanismo drammaturgico perfetto che è un tutto ricordare.

I personaggi e, ancora più spesso, le protagoniste di Tennessee Williams, sono individui costretti a compensare alle crudeli deficienze della realtà con l’esercizio di un po’ di immaginazione. Per questo motivo vi lascio alla lettura del testo teatrale Lo zoo di vetro che vi permetterà di entrare, anche per questo mese purtroppo solo virtualmente, a Teatro pronti ad assistere alla messa in scena dove la regia la realizzerete voi grazie alla vostra immaginazione.