Giorgio Fontana: Il coraggio di un uomo felice

Walking On Sunshine
28 Ottobre 2015
Edoardo Erba: Le sue opere contengono l’humor di Gogol con lo charme di Italo Calvino e Fellini
2 Novembre 2015

Giorgio Fontana classe 1981 vive e lavora a Milano.
Nel 2011 esce il romanzo Per legge superiore che mi ha permesso di conoscerlo come scrittore. Nel 2014, la consacrazione, a soli 33 anni è uno dei più giovani scrittori ad aver vinto in 52 anni il Premio Campiello, uno dei premi più prestigiosi italiani, con Morte di un uomo felice.

Su consiglio di Marco Missiroli ho contattato Giorgio Fontana per farlo conoscere anche ai lettori di StarsSystem, tra l’altro Giorgio mi confida che per l’uscita del suo prossimo romanzo ci vorrà ancora molto molto tempo, purtroppo!

Con Morte di un uomo felice hai vinto il Premio Campiello.
Cosa significa per uno giovane scrittore ricevere un così importante riconoscimento?

Come ho detto tante volte, è stata una enorme pacca sulla spalla – un segno che sto andando in una buona direzione. Nel contempo però è anche un’assunzione implicita di responsabilità: proprio perché il riconoscimento è così prestigioso (e viene da una giuria di lettori), è necessario continuare a lavorare duro e migliorarsi.

Che tipo di rapporto hai con la critica?

Direi buono: certo, non è mai piacevole quando un tuo libro viene stroncato, ma cerco sempre di trovare degli spunti costruttivi anche nelle critiche più decise. Quello che trovo inaccettabile, e che mi ferisce, è quando si attacca un romanzo (qualsiasi romanzo) con argomentazioni fallaci o basandosi su fatti inesistenti, o pensando di conoscere a priori le intenzioni dell’autore.

Quali sono, se ce ne sono, le difficoltà per un giovane scrittore in Italia oggi?

Non è facile rispondere a questa domanda; al momento io sono in una situazione privilegiata e non posso certo parlare per tutti i “giovani scrittori” (espressione che fra l’altro non amo). Direi che la mia difficoltà principale è proseguire lungo questa linea badando solo a raccontare delle belle storie con la lingua migliore possibile, senza farsi prendere da ansie eccessive.

Protagonista del romanzo Morte di un uomo felice un magistrato impegnato nella lotta al terrorismo nella Milano dei primi anni ’80, ma anche del rapporto tra questo e suo padre morto partigiano. Fontana riesce perfettamente a descrivere le contraddizioni tra vita pubblica e privata di Giacomo Colnaghi, che per lo Stato ha sacrificato la propria vita, ma Colnaghi non è per niente un uomo triste, anzi felice e fedele alle leggi dello Stato in quanto garante della libertà dei cittadini.

Come nasce un tuo romanzo?

Mi trovo sempre un po’ in difficoltà nello spiegare “come nasce” un romanzo. Non lo so, la nascita di un’idea è un processo molto irrazionale e su cui preferisco non indagare; ci possono essere mille ragioni, mille cause, mille motivi differenti – ma la sola cosa che conta è se l’idea, lo spunto della storia, mi convinca o meno. Se la risposta è sì, allora mi metto a scriverla: diciamo che la “provo”, faccio qualche pagina per vedere se non mi sono ingannato. E se anche questa prova è superata, continuo.

Morte di un uomo felice è un libro con una storia molto articolata, continui flash-back tra l’inchiesta che sta conducendo Colnaghi e le azioni eroiche del padre partigiano.
Quanto tempo hai impiegato per dipingere un quadro così complesso?

Circa tre anni. In realtà gran parte del lavoro è stata assorbita dalle ricerche: avevo bisogno di documentarmi molto.

Per legge superiore, libro che ho molto amato, è una riflessione sulla giustizia.
Un magistrato di fronte ad un dilemma; cosa scegliere tra giustizia e legge. Scelta difficile, no?

Eh, sì: l’idea era proprio quella di inchiodare Roberto Doni in una situazione esistenziale (oltre che morale e giuridica) di difficilissima soluzione. Raccontare il processo che l’ha portato a quel punto, il suo cambiamento, anche le sue lacerazioni.

Giacomo Colnaghi o Roberto Doni, quale dei due personaggi ti ha messo a dura prova?

Giacomo Colnaghi è stato decisamente molto più difficile da scrivere. In generale, Morte di un uomo felice è il romanzo che finora mi ha chiesto di più in termini di sforzo compositivo (con inevitabili ricadute nella vita personale).

I tuoi libri fanno riflettere e non solo, diciamo che a volte è anche il loro compito. Giorgio Fontana da cosa e verso cosa vorrebbe spostare l’attenzione?

Oh, io in realtà come narratore mi prefiggo soltanto di raccontare una storia e di farlo al meglio. È però vero – credo anche per indole e per studi – che tendo sempre a infilare nelle mie storie degli elementi di riflessione: i personaggi danzano attorno a un problema, se lo masticano in solitaria, ne dialogano a lungo. Diciamo che come “effetto collaterale” mi piacerebbe illuminare un po’ di più la complessità del mondo.

Alain Finkielkraut diceva che:
“Non c’è bisogno della letteratura per imparare a leggere. C’è bisogno della letteratura per sottrarre il mondo reale alle letture sommarie, siano esse quelle del facile sentimentalismo o dell’intelligenza implacabile.
La letteratura ci insegna a diffidare dei teoremi dell’intelletto e a sostituire al regno delle antinomie quello della sfumatura”.

Non potrei essere più d’accordo, e nel mio piccolo cerco di lavorare in questo senso.

Ai nostri lettori, quale dei tuoi libri consiglieresti e perché?

Credo Morte di un uomo felice. È il mio libro più maturo e più completo.

C’è uno scrittore che ha influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Diversi scrittori, ma il solo e unico sovrano del mio pantheon personale è Franz Kafka.

In generale, che impressioni vorresti suscitare in un lettore?

Non saprei proprio. Quando scrivo, scrivo e basta; non penso a impressioni da suscitare o meno nel lettore. Certo, il massimo sarebbe renderlo in qualche modo felice (o emozionato, o contento, o…) per la durata del romanzo.

Vista la tua bravura nel descrivere in maniera quasi topografica Milano, i nomi delle strade e piazze, l’atmosfera dei locali, il clima e il suo hinterland, nel tuo prossimo romanzo sarà ancora protagonista la nostra odiatAmata città?

Innanzitutto grazie; e poi sì, credo proprio che continuerò a raccontare Milano. Mi piace davvero molto descrivere questa città, è il luogo ideale (quasi un personaggio aggiunto) dove ambientare le mie storie.

Giorgio Fontana è uno tra i giovani (è vero non ama questa espressione, ma di fatto giovane lo è) scrittori più coraggiosi di questi ultimi anni. Grazie al suo coraggio è stato premiato sia dal pubblico che dalla critica, perché indiscutibile il suo talento e perché, oggi, ci vuole del coraggio per narrare storie come le sue.

fontana_2