Christian Mascheroni: La capacità di guardare oltre e spiccare il volo

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Christian Mascheroni classe 1974 nasce a Como da padre italiano e madre austriaca. L’ho conosciuto grazie al romanzo Non avere paura dei libri, libro che mi ha regalato la sensazione di essere circondato da libri, libri consumati e vissuti.
Il suo primo romanzo, Impronte di Pioggia, è datato 2005, ma Christian è stato anche l’autore, e presentatore con Marta Perego, della trasmissione culturale Ti racconto un libro, sul canale Iris, punto di contatto fra chi ama scrivere e chi ama leggere.

Grazie alla rubrica Ho un libro in testa nasce il romanzo, Non avere paura dei libri, dove tutto o quasi ruota attorno alla figura di Eva.

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Per chi non avesse letto Non avere paura dei libri, fidatevi leggetelo, chi è Eva?

Eva è ancora adesso indefinibile per natura o forse è meglio dire, che anche dopo anni, sto cercando di dare una definizione alla donna che non solo mi ha messo al mondo, ma che ha creato un intero universo dove vivere. Eva era un personaggio romanzesco: da una parte una ragazza naturale, semplice, vitale, che non invecchiava mai, sempre curiosa e persino birbante. Un’amica, complice di mille avventure. Dall’altra era una donna complessa, con tante sfaccettature emotive che spesso si mescolavano e si fondevano, creando un quadro difficile da interpretare. Era capace di essere il sole e il buio, di essere leggera e profonda, di saltare da un grattacielo o temere la distanza fra un gradino e l’altro. Ancora oggi leggo le pagine della sua vita per capire chi fosse. Di certo è stata una madre che mi ha fornito degli strumenti straordinari per indagare la vita e viverla pienamente.

La tua passione per i libri ti ha spinto a scrivere Non avere paura dei libri?

E’ stata un’occasione fortuita a guidarmi verso questo libro. Chicca Gagliardo, scrittrice e fondatrice del blog Ho un libro in testa, mi aveva chiesto di scrivere una rubrica dove raccontassi la mia passione per i libri. E’ stato solo in quel momento che ho capito che avrei potuto raccontare questa passione solo attraverso la storia della mia famiglia e dei libri che abbiamo letto. Ma non sapevo, mentre scrivevo la rubrica, che sarebbe diventato un libro. Pensa che chi ha letto anche i miei precedenti romanzi, come Impronte di Pioggia o Wienna, mi ha detto che in qualche modo sarei arrivato a scrivere Non avere paura dei libri; è come se ci fossero delle tracce preliminari di un percorso che avrei poi fatto. Altri invece mi hanno chiesto come mai sia arrivato a scriverlo così tanto tempo dopo il primo romanzo e ancora adesso non ho una risposta.
Devo ringraziare Chicca per avermi dato l’occasione di liberare questa storia che era ancorata profondamente alla mia anima.

I libri non nutrono le persone però a volte nutrirsi di libri aiuta a vivere meglio?

Per me i libri sono sempre stati vitali per cui li considero nutrimento, li considero acqua, ossigeno. Aiutano a vivere meglio perché sono una lente speciale per guardarsi attorno, per osservare da vicino i microscopici movimenti dell’universo. Sono anche uno specchio che concede alle persone di riflettersi e guardarsi dentro.
Grazie ai libri riesco a dare un valore sempre particolare ai momenti della mia vita.

Quali sono gli ingredienti indispensabili che occorrono per scrivere un libro che sappia nutrire la mente?

Innanzitutto l’onestà.
Amo molto gli scrittori che non buttano polvere negli occhi dei lettori, ma che hanno la capacità di parlare con grande trasparenza alle persone, senza paura delle parole, della forza delle pagine. Un libro inoltre non deve solo tamponare la fame, ma deve accrescere la tua fame e la tua sete. Per questo mi piacciono i libri che non danno risposte, ma aiutano a formulare nuove domande, che incoraggiano a prendere in considerazione nuovi punti di vista anche rispetto alla più banale delle esperienze. Come dico sempre io, se con la descrizione di una semplicissima tazza di caffè tu riesci a commuovermi, hai fatto centro. Significa che mi hai aiutato a guardare oltre, a spiccare il volo.

È uscito da poco Leggimi di te. Vuoi parlarcene? Ammetto che non l’ho ancora letto, quindi sono molto curioso.

Leggimi di te nasce, come Non avere paura dei libri, sul blog di Chicca Gagliardo Ho un libro in testa. Sono racconti brevi che parlano di tanti piccoli frammenti di vita e di personaggi molto diversi fra di loro, ma tutti uniti dalla presenza di un libro che cambia loro l’esistenza. Si può leggere come un’antologia di short stories o come un romanzo breve corale. Sono felice di averlo pubblicato con Vanda ePublishing, realtà unica in Italia che pubblica in ebook libri molto particolari e che sono scelti dalla colonna portante stessa della casa editrice, la famosa e bravissima agente letteraria Vicki Satlow. Lei ha un gusto molto raffinato e vivace: non a caso è l’agente di scrittori di talento come Susanna Tamaro o Vanessa Diffenbaugh e sono fiero di essere stato scelto da lei.

Quale dei tuoi libri consiglieresti per avvicinarsi al tuo mondo letterario e perché?

Ovviamente mi piacerebbe molto che incominciassero dall’ultimo, Leggimi di te, perché in questi racconti c’è concentrata tutta la mia passione per i libri. A parte poi Non avere paura dei libri, fra tutti quello che mi ha dato maggiori soddisfazioni, consiglierei Wienna (Las Vegas edizioni), perché è uno dei romanzi che sento più vicini al mio modo di essere e parla del valore che io amo più nella vita, l’amicizia.

Un autore di riferimento che ha condizionato il tuo stile?

Senza dubbio Marguerite Duras. Mi ha condizionato in tutto. E’ una delle autrici che mi ha guidato verso la scoperta della parola. Ogni frase de L’amante per me è un tatuaggio. Lo rileggo tutti gli anni e ogni volta mi sconvolge. Recentemente lo stesso effetto me lo hanno fatto i diari di John Cheever, raccolti nel volume Una specie di solitudine. Avevo già letto Il Nuotatore, ma questi diari mi hanno cambiato l’esistenza e mi stanno notevolmente influenzando nella ricerca della profondità delle immagini.

In televisone poche le trasmissioni che parlano di libri e cultura. Quanto è difficile fare cultura in TV?

E’ un’impresa quasi impossibile. Ti racconto un libro è durato ben sette anni e ancora adesso mi sorprende che una trasmissione dedicata ai libri abbia avuto una vita così lunga e sia stata così ben voluta, amata. Il problema vero tuttavia è che siamo in un triste periodo in cui la gente stessa non dà un messaggio forte d’amore verso la cultura. Quando vado a presentare con Marta i Festival letterari mi meraviglio e mi compiaccio della presenza cospicua di pubblico e di persone, poi però mi chiedo dove finiscano i lettori durante l’anno. La stessa cosa vale per la TV. Sono tantissimi gli spettatori che chiedono maggior spazio alla cultura in televisione, ma poi i pochi esperimenti che si fanno non sono supportati o seguiti a sufficienza. Siamo un paese che è nato per vivere di cultura. Ma ho bisogno di vedere un piccolo miracolo. Non deve essere la TV a dare il primo segnale. Deve essere la gente. E’ come in politica. Io non mi aspetto che i politici cambino il nostro Paese. Mi aspetto che sia il popolo a farlo.

La cultura in televisione viene percepita come “noiosa”, perché secondo te?

Questo è un aspetto molto delicato. La cultura in TV può essere molto affascinante e stuzzicante. Penso ai grandi talk show di una volta che ospitavano scrittori e che riuscivano ad incollare milioni di spettatori. Il problema oggi è che non si sa come veicolare in TV la cultura. Si fanno esperimenti anche importanti (basta pensare a Roberto Benigni e alla Divina Commedia), ma il problema reale è che spesso si considera la cultura uno spazio elitario. Il linguaggio da alto diventa altezzoso. Gli argomenti da interessanti diventano barbosi. Insomma, basta poco per rendere la cultura in TV qualcosa di pesante e borioso. Ci vogliono formule originali, azzeccate, anche divertenti. Ci vuole passione. La cosa che più mi rende fiero di Ti racconto un libro è che il pubblico apprezzava lo sforzo di raccontare le emozioni dietro la scrittura, di mostrare gli scrittori non come personaggi ma come persone che si svelano e si aprono. Ho amato molto questo programma e spero la rete si convinca presto a riproporlo, perché c’è bisogno di programmi dedicati ai libri.

Mi viene da dire, parafrasando, che una televisione senza una trasmissione sui libri è come un corpo senz’anima.

Ha ancora senso fare cultura in Italia oggi?

Ha senso viverla. Ognuno nel suo piccolo può essere fautore di cultura. Ti faccio un semplice esempio. Un giorno al supermercato una bambina di quattro anni si è avventata su un volume e ha chiesto a suo padre di comprarglielo. Il padre ha strappato il libro dalle mani della figlia e le ha detto:
”Cosa te ne fai di un libro che non sa nemmeno leggere?”
Questo è tutto ciò che io combatto ogni giorno. Non è proponendo solo concerti, presentazioni di libri, mostre o rassegne di film, ma è facendo capire alle persone che amare la cultura è migliorare la propria vita, è dare speranza alle nuove generazioni e ai propri figli. Basta davvero pochissimo. Conosco persone che non hanno fatto le scuole superiori e che tuttavia leggono ai propri bambini una storia e comprano loro libri. Queste sono le grandi rivoluzioni. Superare i propri limiti, le proprie barriere e capire la forza della cultura, capire che è occasione unica e rara per essere vivi.

La cultura ha la forza e la capacità di aprirci gli occhi, facendoci distinguere il bene dal male… quindi giudicare chi ci governa. Forse meno se ne parla meglio è. Noi di StarsSystem, sposiamo il pensiero di Christian, e continueremo a scrivere di arte e cultura e cercheremo di far capire che amare la cultura fa bene all’anima, perché ci fa sentire vivi.

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