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L’infinita capacità di osservare dell’essere umano ha da sempre contribuito al miglioramento del benessere. La scienza affonda le sue radici in questo concetto basilare: studiare ed osservare il decorso degli eventi naturali. Tutto ciò ha contributo allo sviluppo di tante branche mediche, e soprattutto protocolli, nell’intento di raggiungere risultati che, fino a poco tempo fa, sembravano raggiungibili solo per le Star: un sorriso perfettamente bianco!

Lo sbiancamento professionale dei denti ha uno storico abbastanza particolare: pazienti sottoposti a lunghe terapie ortodontiche che, frequentemente adoperavano l’acqua ossigenata come collutorio, sono stati i primi a far capire che nonostante la durezza dello smalto dei denti, fosse possibile rendere gli elementi dentari più chiari. Da questa particolare osservazione (parliamo degli anni Settanta) non solo i prodotti, ma anche le tecniche si sono evolute conferendo sicurezza, praticità e ottimi risultati.
Quando si tratta di Odontoiatria Estetica indubbiamente la parola d’ordine è bianco! In questo caso bisogna sempre rispettare la naturalezza del rapporto fisico che esiste tra luce e corpo, ovvero l’interazione che in un modo particolare riesce a cambiare un volto, donando luce e di conseguenza maggiore sicurezza di sé! La grandissima novità del mercato odontoiatrico è giustamente questa: poter indossare un bianco splendente senza dover “ricoprire” protesicamente tutti gli elementi dentali. Linea di pensiero che diventa protagonista quando viene menzionata la branca conservativa dell’Odontoiatria che a sua volta viene incontro al desiderio di tanti: poca sofferenza e massima resa, conservando più a lungo possibile i denti naturali.

La tecnica di sbiancamento dentale è da anni la terapia per eccellenza che si propone di cambiare il colore dei denti “spezzando” le molecole a base di carbonio – pigmenti – che compongono la struttura naturale dei denti. Tanti prodotti sono stati adoperati: perossido di idrogeno, perborato di sodio e per finire il famoso e attuale perossido di carbamide a 37%, disponibile in un gel trasparente associato ad un desensibilizzante ha cambiato le prospettive di una modalità di trattamento che si rinnova con la nascita di una tecnica del tutto particolare. La sicurezza di questa tecnica innovativa che non danneggia la struttura del dente ha contribuito al raggiungimento di quello che si potrebbe chiamare successo clinico assoluto: cambiare il colore naturale tendenzialmente giallo dei denti in una versione white senza causare ipersensibilità.

Abbiamo rivolto al Dott. Patrick Venturini una serie di domande sull’argomento.

Dott. Venturini lo sbiancamento può danneggiare lo smalto dei denti?

Se prendiamo in considerazione la quantità di conservanti acidi presente nei cibi visto e considerata l’abitudine alimentare nei giorni d’oggi, il danno che una microdemineralizzazione potrebbe causare allo smalto dei denti è considerato insignificante. L’utilizzo di una tecnica corretta garantisce l’integrità della struttura dei denti senza nessun danno, partendo da una diagnosi corretta e precisa ma soprattutto individuale. Ogni caso richiede un protocollo specifico nell’intuito di garantire il miglior risultato senza effetti collaterali.

Il leggero fastidio/ipersensibilità dopo le sedute può rimanere per sempre?

No. Il fastidio è causato dalla disidratazione durante le ore in cui i denti rimangono in contatto con lo sbiancante che automaticamente scompare dopo poche ore.

Il momento giusto di eseguire lo sbiancamento?

Prima di qualsiasi terapia ricostruttiva/protesica visto e considerato che il colore dei materiali da restauro (ceramica – composito) “nascono” a seconda delle scale a colori prestabilite e così rimangono non subendo azione dello sbiancante che agisce soltanto sulla struttura dentale naturale.

Esiste un limite di età per poterlo fare?

NO. Esistono quantità di smalto e permeabilità di esso che possono corroborare oppure ostacolare il raggiungimento di un risultato eccellente. Ogni caso richiede diagnosi e piano di trattamento specifico in modo tale che si possa avere un’idea del risultato finale di una terapia che può assume tempi brevissimi come quello di una seduta in poltrona di 1 ora oppure mesi di terapia nei casi più complessi.

Il bianco ottenuto durerà per sempre?

La sicurezza della tecnica è giustamente questa: risultato garantito per tutta la vita!

Esistono contro-indicazioni?

Da evitare nei pazienti in stato di gravidanza e allattamento, considerando sempre il quadro di salute generale del paziente e l’origine della discromia dentale.

La tecnica migliore per raggiungere più velocemente il bianco dei miei sogni?

Da stabilire dopo diagnosi precisa e soprattuto quando si ha un’idea chiara della permeabilità dello smalto dentale.

A chi ci si dovrebbe rivolgere per una corretta diagnosi nei minimi dettagli?

L’affidamento ad un professionista idoneo e aggiornato sulle tendenze continua ad essere la miglior soluzione per la garanzia dei risultati prestabiliti. Lo sbiancamento dentale continua ad essere la terapia meno invasiva tra tutte quelle che si propongono di cambiare il colore naturale dei denti rimanendo la prima scelta tra le terapie sempre più conservative in grado di cambiare non solo l’aspetto fisico ma soprattutto ridando l’auto-stima a chi valorizza il benessere e ha sempre sognato di avere un sorriso perfetto.

Esistono procedure per il mantenimento come le solite terapie della chirurgia plastica?

Una volta applicata una terapia corretta che sia in grado di portare a termine attraverso il raggiungimento dei risultati prestabiliti non si presenterebbe il bisogno di “ritoccare”. Quello che capita spesso è frutto di una diagnosi non precisa che riconduce ad una terapia non idonea al caso ed ulteriore necessità di ritocco nel tempo, cambiando spesso il professionista ed ovviamente diagnosi e scelta del materiale – agente sbiancante.

Quando i denti sono resistenti allo sbiancamento cosa si può fare?

I tempi di terapia possono allungarsi in virtù di una super resistenza dello smalto dentale ed intensità del colore della dentina (tessuto sottostante allo smalto che compone la struttura dentale). Le alternative ad un cambiamento notevole ricadono su terapia conservati nella maggior parte dei casi con l’applicazione delle faccette in ceramica.

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Patrizia Secchi