Massimo Leonardelli – Il re delle PR
8 Febbraio 2018
Sanremo 2018: tutti (o quasi) vincitori
9 Febbraio 2018

By Barbara Cialdi
09 Febbraio 2018

“He wants to live forever”. Era il 1986 ed il singolo dell’album dei Queen A Kind of Magic, indimenticabile canzone protagonista del film “Highlander, l’ultimo immortale”, cantata da quel genio indiscusso di Freddie Mercury fece da colonna portante per il protagonista Christopher Lambert, che interpretava un uomo scozzese alle prese con la dura condizione di essere immortale.

Lui vuole vivere per sempre, questo il significato del brano, che però concentrava lo spettatore nella spiacevole e sventurata situazione della vita eterna e, pertanto, nella triste constatazione di perdere via via tutte le persone care che, durante gli anni e i secoli, venivano a mancare agli affetti di uno sventurato e sempre giovane Lambert. C’era, quindi, un che di umanità in quel film e un messaggio chiaro: la natura ha deciso che dobbiamo nascere, crescere, invecchiare e morire. Una idea realistica e sensata che però, attualmente, non ha più alcun fondamento: nella società attuale nessuno vuole invecchiare e tanto meno morire. Tutti sognano di poter vivere in eterno, chi dice il contrario mente.

Che sia un bene preservare la salute con delle condizioni di vita sempre migliori è assolutamente giusto ma questo accanimento verso la giovinezza ad ogni costo è davvero positivo?

Industria e scienza si sono buttate a capofitto nel business dell’eterna giovinezza, fatturando miliardi di dollari nella commercializzazione di prodotti, diete, idee e anche sangue umano. Ebbene sì, a San Francisco, la ditta Ambrosia, è la prima azienda al mondo che vende sangue “giovane”, perché pare che fare trasfusioni di sangue di adolescenti e giovani sotto i 25 anni faccia davvero bene per ottenere un effetto anti age significativo.

A Los Angeles, invece, si punta ancora più in alto: la società Kernel sta studiando un modo di rendere “immortale” il cervello, scaricandone tutto il contenuto su una memoria esterna, così da poterlo riutilizzare in caso di morte fisica del resto del corpo. Un cervello quindi che sopravviva al proprio corpo e che possa funzionare anche post- mortem. Sembra una tecnologia rubata alla nuova serie Altered Carbon in onda su Netflix.

Per chi non vuole separarsi neanche delle proprie spoglie allora non resta che recarsi in Arizona, dove esiste la più antica società al mondo specializzata in ibernazione, la Alcor Life Extension. Attualmente sono presenti 152 capsule d’acciaio con altrettante persone al proprio interno, alla temperatura di 196 gradi sotto zero, che si sono fatte congelare in attesa di essere “risvegliate” in tempi migliori. La verità è che al momento non esiste però alcuna tecnologia che permetta ad un essere umano di ritornare in vita dopo essere stato ibernato. Tutto ciò costa circa 200.000 dollari ma i soldi – per chi può permetterselo – sembrano essere un lasciapassare nel mondo della vita eterna. Basti pensare che sempre negli Stati Uniti, nel corso del 2016, sono state iniettate circa sette milioni di fiale di Botox e anche nel resto del mondo, la tossina botulinica, resta l’ingrediente chiave più usato in assoluto per rallentare i segni del tempo.

Ma c’è anche chi punta tutto sull’alimentazione: datteri rossi, semi di girasole, verdure e molta avena. Ecco la dieta che sembra regalare una forma invidiabile ed una quantità esigua di calorie tali da non creare il deterioramento delle cellule umane e quindi di non spegnersi mai. A meno che non si muoia prima di fame questo regime alimentare promette la vita eterna. Chissà.