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Le urne ancora sono caldissime, direi ustionanti: esse hanno decretato uno scossone politico con scenari tra l’inquietante e l’incerto tutto ancora da codificare. Di certo – dopo settimane di chiacchiera spesso sopra le righe – molti italiani si sono “appassionati” al match finale con l’offerta televisiva elettorale tout court, quando cioè si costruiscono ad hoc speciali, maratone, non stop nelle principali reti televisive.

Secondo l’Auditel – in piena notte – il ballottaggio dello “special time” si è giocato tra Bruno Vespa e il suo speciale Porta a Porta su Rai1 (3.144.000 telespettatori, share 21,77%) e la #maratonaMentana de La7 (2.278.000, 15,21%) anche se le reti all news e le altre generaliste hanno offerto finestre lunghe ed edizioni speciali.

Sia Vespa che Mentana sono a loro modo campioni nella costruzione di un programma di approfondimento politico ed elettorale ma per certi versi captano due pubblici diversi e si strutturano con altrettanti “impaginazioni” diverse. In altre parole essi sono due variabili di una stessa costante, due modi per una stessa cosa.

La costante  che tutti questi “special” partono dalla notizia in quanto tale, la quale in se stessa – si dice in gergo – rimarrebbe “fredda” come dare per l’appunto attraverso società di rilevazione instant-intention oppure exit poll, una sfilza di numeri e percentuali di voti e poi ancora proiezioni di algoritmi statistici, numero di seggi.

E tuttavia se da un lato Bruno Vespa compie questo secondo un registro prevalentemente istituzionale (il che non vuol dire negativo, intendiamoci) misurando poi il dibattito in studio con prudenza di interventi e calibrando gli ospiti in poltrona, dall’altro Enrico Mentana, (supportato da una valanga di anticorpi addosso e magari idratato da un camion di idrointegratori vitaminici) rende tutto più “caldo” che siano proiezioni o collegamenti.

L’operazione del direttore de La7 ha avuto in questi anni la straordinaria capacità di trasformare in trending topic il suo programma, lui che oltretutto lasciò Twitter per polemiche contro gli haters e che su Facebook è a una manciata di followers dal milione di contatti a seguito. Come si è scritto anche per altre occasioni, Mentana ha brandizzato le sue dirette diventando in alcuni momenti un aggregatore di notizie e un rilancio per altre, una sorta di  hub che intreccia dibattiti, battute, analisi.

Questa trasformazione “pop” della tv elettorale è tutta incentrata sul direttore-conduttore a cui fanno corona ospiti e commentatori che fanno a gara (lo suppongo maliziosamente) per sedersi nello studio consapevoli nello sfidare la propria fibra e l’umano limite della resa fisica e psicologica. Sono lontani i tempi dello spettatore di fantozziana memoria ma la tv elettorale con Mentana e Vespa è – in modi diametralmente diversi fra loro – godibilissima.