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Si è tenuto il 6 Maggio il galà organizzato da Moda Operandi e Condé Nast (nella persona di Anna Wintour, direttrice di Vogue America) per l’inaugurazione della mostra “Punk: chaos to couture” presso l’Istituto del Costume del Metropolitan Museum of Art di New York.
Insomma, mentre in Italia ci sorbivamo Signorini e Melissa Satta in onda su Italia 1 per lo show di Calzedonia, in America si svolgeva quello che è considerato l’evento più importante dell’anno; quando si dice a chi tutto e chi niente!

Nonostante l’attesa e l’anticipazione, il red carpet è stato uno dei più deludenti di sempre: niente spille da balia, niente creste colorate, niente anfibi. Gli invitati al MET Ball 2013 devono essersi dimenticati del memo “festa a tema punk”. E chi può biasimarli, visto che la stessa padrona di casa, Anna Wintour, sembrava essersi scordata del tema scelto per l’evento, e si è presentata con un lungo abito a fiori di Chanel?

Ecco cosa abbiamo visto all’evento punk meno punk della storia.



Partiamo dal concetto più ovvio ed elementare di una festa a tema: il tema, appunto.

Non era Halloween, non era una festa in abito nero, non era un concerto rock, non era una sfilata di Gareth Pugh. Era un evemto PUNK!
Il punk è una subcultura reso popolare dalla band Sex Pistols, estremamente anticonformista e quindi diametralmente opposta all’autorità della moda, finché la stilista Vivienne Westwood ha cominciato a trasferire gli elementi dello stile punk (vestiti laceri, anfibi, catene) nelle sue creazioni di couture.
Conciliare il concetto di “punk” con quello di “ben vestito” non è quindi una delle cose più semplici del mondo ma, come diceva saggiamente Moschino, se non puoi essere elegante sii almeno stravagante!
Sono in pochi coloro che hanno saputo cogliere lo spirito del tema. Tra questi, sicuramente Madonna, che ha affrontato l’evento con la giusta dose di sfrontatezza e ironia, con un completo firmato Givenchy by Riccardo Tisci e scarpe Casadei rigorosamente rosa (considerato il colore del punk per antonomasia). Originale, spregiudicata, strafottente quanto basta, ha fatto centro col suo outfit, che sembra uscito dal fumetto “Nana” di Ai Yazawa.
Azzccate anche le scelte di Julie Maclowe in Zang Toi e Miley Cyrus in Marc Jacobs, che ha dato al suo taglio un’impronta in perfetto stile Sid Vicious.

Il premio alla best dressed della serata va però a Sarah Jessica Parker, indiscussa maestra e icona di stile, che è riuscita a fare veramente suo il tema della serata, non rinunciando alla sua personalità: c’era il punk, nell’acconciatura di ispirazioni moicana enfatizzata dall’eccentrico copricapo creato appositamente per lei da Philip Treacy; c’era il couture, nella fantastica creazione di Giles che gridava SJP a grandi lettere; e c’era il chaos, nella scelta azzardata degli altissimi stivali tartan disegnati per l’attrice da Christian Loboutin, che in un altro contesto mi avrebbero fatto drizzare i capelli come quelli di Miley Cyrus, ma che su di lei calzavano perfetti come la scarpina di Cenerentola versione underground. Sicuramente non è la mise più elegante e raffinata che la Parker abbia mai indossato fin’ora, ma questa donna trasuda stile da tutti i pori, e in più sapete che se date una festa a tema, potete contare su di lei!

Tra le “punk ma non troppo” invece troviamo Christina Ricci, che ha sapientemente puntato su un abito firmato Vivienne Westwood. Adorabile e davvero in splendida forma, mi sarebbe piaciuto vedere un bel paio di Dr Martens ai suoi piedi, ma evidentemente ha optato per una soluzione più formale ed elegante.
Meravigliosa come sempre anche Coco Rocha in Fausto Puglisi per Ungaro, che secondo me ha interpretato alla grande il concetto di punk in una chiave giovane e modaiola come lei. Con la sua classe, riesce a rendere glamour anche gli abiti più trash.

Delusione totale invece sul fronte adorabili ribelli, nelle fattispecie di Gwen Stefani, Taylor Swift e Blake Lively, che hanno esibito noiosi abiti lunghi senza sapore, rispettivamente di Margiela, Mendel e Gucci Première.
Mi sarei aspettato un po’ di mordente in più, soprattutto considerando la loro attitudine e il loro corpo favoloso: l’abito da sposa rosa della Stefani era decisamente più punk di tutti e tre gli outfit messi insieme.


Delusione totale anche Debbie Harry (Blondie) che, nonostante il suo trascorso punk rock, sembrava più una madonnara degli anni ’80 che altro.

Più rock che punk invece gli outfit di Donatella Versace, Gisele Bündchen, Sienna Miller e Cara Delevigne, recentemente indagata per droga. La Miller, come la Delevingne, era firmata Burberry da capo a piedi, e voci insistenti la vorrebbero testimonial della casa per la prossima stagione, anche se ancora non è stato confermato nulla da nessuna dalle due parti. Donatella Versace, accompagnata dalla figlia Allegra, ha optato per un abito lungo nero con dettagli e borchie metalliche del suo atelier, mentre la modella brasiliana Gisele Bundchen ha scelto un minidress di Anthony Vaccarello e gioielli David Yurman per il suo primo red carpet dopo la nascita della figlia Vivian.

Se fossi invitato a un evento punk, Tommy Hilfiger sarebbe probabilmente l’ultimo stilista a cui mi affiderei per il mio abito. Il penultimo sarebbe Calvin Klein.
Evidentemente non la pensiamo tutti allo stesso modo, e la prova ne sono stati i tanti, troppi abiti decisamente fuori luogo: da Katie Holmes e Olivia Wilde in Calvin Klein Collection a Uma Thurman in Zac Posen,da Jennifer Lawrence in Dior a Nicki Minaj in Tommy Hilfiger, passando per Heidi Kulm vestita da sposa in Marchesa, Cameron Diaz che sembra Virna Lisi in un abito di Stella McCartney e ovviamente lei, Anna Wintour, in un abito a fiori Chanel couture.
C’è un’evidente incoerenza a livello stilistico e concettuale che cozza con l’evento, sembra di assistere a due red carpet diversi, uno tutto incentrato sul nero e sulle borchie e una voglia di essere punk non troppo riuscita, l’altro completamente incurante del contesto in cui ci si trova. Abiti belli, per carità, ma del tutto fuori luogo.

La Wintour ha fatto sapere che la sua scelta è ricaduta su quel vestito in quanto il rosa è il colore del punk, ma la scusa non regge (tanto più che l’abito contiene una percentuale del rosa praticamente impercettibile).

Tra i look fuori tema ma comunque di una certa rilevanza invece troviamo Katy Perry in versione regina Dolce& Gabbana, Paloma Faith che ha approfittato Lady Gaga per rubarle il look, e Ashley Olsen, che indossava un Christian Dior vintage. Molto bello anche l’abito di Givenchy scelto da Amanda Seyfried: la stampa da un tocco grintoso a un classico modello da red carpet.

Parliamo invece degli abiti peggiori della serata, partendo da Beyonce, che indossava una creazione di Riccardo Tisci per Givenchy dal valore di 100mila euro, la quintessenza della tamarreide texana. Bella com’è, si sarebbe potuta infilare un saio francescano e sarebbe stata comunque notata da tutti.

Criticatissimo anche l’outfit di Kim Kardashian, che è diventato un po’ la barzelletta della serata ed è stato paragonato a di tutto, da un divano al tailleur di Mrs. Doubtfire, quindi parlare del suo Givenchy sarebbe un po’ sparare sulla croce rossa. In suo aiuto è subito accorso lo stilista Riccardo Tisci che, guarda caso, ha detto che il suo vestito era splendido (l’ha disegnato lui, che poteva dì?).
La Kardashian ha un terribile gusto in fatto di abiti, ma con la stampa stile tappezzeria della nonna e quelle specie manicheguanti si è davvero superata!

Splendida creazione vagamente medievale di Marchesa per Linda Evangelista; su di lei, però, fa un effetto a metà tra Lady Havisham di “Grandi Speranze” e “Spiritello porcello” 2.0.

L’unica cosa che mi disturba di più del taglio di Alicia Keys, è il fatto che l’abito di Jason Wu fosse stato disegnato appositamente per lei.
Ci vogliono delle capacità per ordinare un vestito su misura che ti sta malissimo.

Altra carrellata dei peggiori outfit: in senso orario, Allison Williams in Altazurra, Chelsea Clinton in Burberry, Carolyn Murhpy in Nina Ricci, Kristen Stewart in Stella McCartney (qualcuno le spiegasse che non è veramente un vampiro!), Jessica Pare in Jason Wu e Ivanka Trump in Juan Carlos Obando.
La mise della Trump è forse quanto di peggio si sia mai visto sul red carpet del MET; non so come a qualcuno possa venire in mente di presentarsi così a un evento del genere!

Sul fronte trucco e capelli, sicuramente non è passata inosservata Nicole Richie, che si è presentata con i capelli colorati di bianco. Un po’ troppo Halloween forse, ma sicuramente è riuscita a far parlare di sé.
Gli styling che ho apprezzato di più invece sono stati, oltre quello di SJP, quelli di Jennifer Lopez (in Michael Kors), quello della bellissima Emmy Rossum e quello di Jennifer Morrison, protagonista di Once Upon A Time, che ha esibito un’elaborata treccia a mò di acconciatura moicana. In stile punk, anche Miley Cyrus e Lily Collins, che ha striato i suoi capelli di blu, mentre Emily Blunt ha optato per un rosa violento per il colore del suo ombretto.
Mi duole aprire il capitolo Anne Hathaway, ma mi tocca: non so perché tutti l’abbiano osannata al MET di Luned, forse in molti sono troppo di parte, ma nonostanti io la adori A) il biondo le sta malissimo e la invecchia da morire B) il suo Valentino vintage (per un pelo, visto che è del 1992) sembrava molto simile a qualcosa che Laura Beccaria di Centovetrine avrebbe indossato ai tempi in cui faceva la squillo di lusso.

Infine lei, Vivienne Westwood, pioniera dello stile punk, che ha presenziato all’evento in un abito di sua creazione a cui aveva appuntato (con una spilla da balia!) una foto di Bradley Manning, in prigione a causa dello scandalo Wikileaks.: “Sono qui per promuovere Bradley, perché ha bisogno di supporto. Perché il punk, quando io creai il punk tanti anni fa, era questo: giustizia, e provare ad avere un mondo migliore.”

Solo due degli ospiti presenti indossavano un abito Westwood (Christina Ricci e la modella Lily Cole), una percentuale davvero sconcertante visto il ruolo chiave giocato dalla stilista nella storia della moda. Lei stessa, d’altronde, ha scelto di non presenziare al ballo con un look da punk nel senso canonico del termine: “Il punk è passato di moda quando sono passati di moda i Sex Pistols e Sid Vicious è morto. Credo che a molti non interessasse davvero la politica, ma è questo ciò che mi ha sempre motivato, ed è per questo che ora il punk non mi interessa più.” ha affermato, in maniera forse più punk di quanto avrebbe voluto. E aggiunge: “Comunque sia, è un look sempre fantastico da guardare!

C’è poco da aggiungere: affermare di non essere interessata al punk a un ricevimento punk, non è forse quanto di più punk si sia visto a questo evento?
Ok, la smetto di dire “punk”.

God save the Queen!