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By Riccardo Galeazzi
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È esploso il fenomeno Stranger Things. Sicuramente ve ne sarete accorti anche voi: almeno uno dei vostri amici avrà postato su Facebook o Instagram qualcosa al riguardo. Dal 27 ottobre scorso è disponibile su Netflix la tanto attesa seconda stagione della serie creata dai fratelli Duffer: le aspettative dei fan erano già alle stelle mesi fa e quelli che ancora ne sapevano poco hanno sicuramente notato la pubblicità agli angoli di ogni strada. I milanesi in particolare da un giorno all’altro si sono svegliati con alcuni segni del passaggio del Demogorgone! Dalla fermata della Metro di Porta Genova fino a Piazza Duomo, passando per la Darsena e le Colonne di San Lorenzo. Cartelli pubblicitari, alberi e cabine telefoniche sono stati ricoperti dalla sostanza melmosa caratteristica del Sottosopra. I fan più sfegatati hanno addirittura potuto seguire le tracce dell’animale scambiando messaggi su Whatsapp con Dustin, uno dei quattro piccoli protagonisti della serie. In molti temevano che la seconda stagione non sarebbe stata all’altezza della prima, ma per nostra fortuna non è stato così. Stranger Things 2 è bello davvero. Non si tratta di un appendice, ma di un naturale secondo capitolo che aggiunge informazioni e completa la storia iniziata un anno fa.

Ma cos’ha in più ST rispetto ad altri ? Non è di “più” che si deve parlare, ma di “meno”. Nella maggior parte delle serie ci sono morti, scandali, voyeurismo fine a se stesso oppure relazioni da soap, lacrime facili e figli che compaiono dall’Iperuranio. I fratelli Duffer, creatori del mondo di Stranger Things, hanno scelto una via diversa, hanno scelto quello che oggi si potrebbe definire riciclaggio. Non nel senso che hanno scopiazzato qualcosa da qualcuno, ma che hanno fatto propri i punti di forza dei film cult degli anni 70′ e 80′ e li hanno reinseriti in una storia che parla ai giovani di oggi. È vero che ambientazione e stile ci ricordano quegli anni – che per altro ben pochi degli spettatori hanno vissuto -, ma i temi sono quanto mai attuali. Primo tra tutti il pensiero che il pericolo venga sempre da qualcun altro. Per l’America di allora, come per quella di oggi, la vera minaccia è rappresentata dai paesi esteri, che si chiamino Russia o Corea. Subito nelle prime puntate di questa seconda stagione, i contadini si accusano l’un l’altro per le zucche marce. Ma il vero mostro si nasconde nel cuore di Hawkins, sotto gli occhi di tutti, ma nessuno ci fa caso. Ma non è solo la politica che attira l’interesse degli spettatori. Il punto di forza di ST sono le relazioni, per nulla forzate e sempre attuali: l’amicizia che lega Mike, Dustin, Lucas e Will, i primi amori tra i protagonisti, la fatica di Hopper per educare la “quasi” figlia adolescente, l’affetto di una madre, Joyce, accanto a un figlio malato apparentemente in modo incurabile. Il tutto condito con atmosfere e citazioni dai grandi film dell’epoca: da E.T. ad Alien passando per Incontri ravvicinati del terzo tipo, da Stand by me a Grease, da Ghostbusters a Indiana Jones, fino al più recente Jurassic Park.

E che piacere quando abbiamo visto comparire Sean Austin, il piccolo Mikey de I Goonies, nel ruolo di Bob, nel primo episodio di questa seconda serie. Diciamocelo, non importa in quale anno siamo nati, abbiamo tutti un po’ nostalgia di questi grandi film. Non è un caso che negli ultimi anni tutte le produzioni abbiamo deciso di puntare su sequel, remake o reboot di quei titoli. Ma nessuno ha raggiunto la qualità o il successo (planetario) di Stranger Things. C’è solo un aspetto che ha deluso qualche fan: si è ridotto l’effetto sorpresa. Purtroppo è normale; ogni film e serie fantasy o Sci-Fi, alla prima stagione ci piacciono anche per come ci fanno conoscere il loro mondo matrioska. Dalla seconda il setting è già noto. Non disperate però, sono ancora molti i segreti del Sottosopra da rivelare. Stranger Things 3 è già work in progress.