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By Antonino Pezzo
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Tutti hanno una vita, ma ci sono individui che non intendono viverla. È ciò che accade alle migliaia di persone che fanno finta che la realtà non esista, perché si inoltrano nella dimensione astratta che è il web e non ne fanno più ritorno. Ad un certo punto il piacere di chattare cessa totalmente e al suo posto compaiono dolore, frustrazione, disorientamento e depressione. La loro mente si smantella in maniera graduale. È lacerante osservare come gli adolescenti consumino i loro anni più intensi sulla tastiera sporca di un pc, completamente alienati, o gli adulti che per una mortificante approvazione si piegano alle spregiudicatezze dei social. Esiste, quindi, una concreta relazione tra social network e depressione?

Un’equipe di psicologi del King’s College London (Gran Bretagna) ha analizzato 11 studi su social e depressione che hanno riguardato più di 12.500 volontari al di sotto dei 18 anni. La conclusione è che un legame tra i due fenomeni c’è ma è fragile, in quanto non classificabile a rapporto di causa-effetto. Non si è riusciti a provare se il tempo trascorso online causi malessere, o se disturbi di base della persona originino un filo invisibile che li unisce. È certo, invece, che i ragazzi più inclini alla depressione cerchino compagnia e ascolto per la maggior parte via web, anziché nella vita reale. Questo è evidentemente il loro modo di chiedere aiuto.

Rifarsi ai social per fare la qualsiasi cosa durante il giorno è una vera e propria dipendenza, al pari di un bisogno chimico. Vivere su Internet non farà altro che peggiorare il proprio senso di impotenza una volta che si è fuori di casa. Chiusa la porta, non si avrà più la capacità di interagire con gli altri, di impegnarsi in una attività, di lottare o fare del bene. Si vivrà senza vivere davvero.

La depressione si sconfigge parlando e mandando SOS alle persone vicine, non isolandosi rifiutando ogni speranza.