Sentenza storica a Palermo: non c'è una mamma di troppo

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Sentenza storica a Palermo: non c'è una mamma di troppo

Non c’è nulla da fare, nel nostro Paese le vere riforme le stanno compiendo i giudici e non i politici. Se pur la giustizia stia sopportando il peso di accuse di non riservare trattamenti di uguaglianza tra le persone, dal tribunale di Palermo è, invece, arrivata una grande dimostrazione in termini di pari diritti. In questo caso è accaduto per i genitori dello stesso sesso nei confronti dei propri figli. Non importa se la famiglia in questione non è quella così chiamata “tradizionale” (soprattutto da quei politici che per tradizione intendono tre divorzi e figli con più partner), ma quella omogenitoriale. Perché ai giudici non interessa se un figlio è cresciuto da Roberta e Giacomo, da Matteo e Manuel o da Claudia e Alessia, perché ciò che conta per quel bambino è la serenità di crescere con l’affetto di entrambi, qualsiasi sia il loro orientamento sessuale. È successo a Palermo, dove due donne nel 2009 decidono di avere un bambino come dono per il loro amore che durava da tempo. Una delle due rimane incinta e i bimbi che crescono nella sua pancia sono due anziché uno. L’amore tra le due donne finisce, come spesso succede anche tra due coniugi, e scelgono di separarsi nel 2014. Se fino a quel momento i loro figli erano cresciuti da entrambe, la legge però riconosce come madre solo quella biologica riservandole tutti i diritti legali. L’altra donna non ci sta: anche se quei figli non li ha portati in grembo per nove mesi e messi al mondo, li sente suoi comunque perché li hai cresciuti e sostenuti. Da lì la decisione di rivolgersi al tribunale per vedere riconosciuti i propri diritti di genitore. «Sono state entrambe a volerli e la madre biologica è stata appoggiata sia psicologicamente che economicamente dalla mia assistita, che anche i figli chiamano mamma […]era la madre biologica a decidere quando poteva vedere i bambini, senza garantire continuità nel rapporto» dice Arianna Ferrito, avvocato appunto della seconda madre. E come può una donna rinunciare a sentirsi chiamare “mamma” solo perché non vive più con la propria compagna che è la madre biologica di quelli che sono anche figli suoi? Cosa ci può essere di più brutto di non poter più trascorrere le giornate a giocare con i propri bimbi, di non poter più guardare la Tv assieme nel lettone la sera, e di non godere più dei loro racconti al rientro da scuola? Come può la politica non accorgersi del dolore di questi figli? Figli che vogliono crescere con i propri genitori cui lo Stato non ha ancora riconosciuto una legislazione! I giudici non hanno dubbi, e dopo la consulenza d’ufficio da parte di un neuropsichiatra infantile e di una psicologa che hanno stabilito che tra la seconda madre e i due gemelli c’è un rapporto affettivo di natura “familiare” e che quindi separarla dai bambini avrebbe pregiudicato il loro sviluppo, riconosco il diritto di visita per la mamma non biologica. È una sentenza storica quella della prima sezione civile del Tribunale di Palermo che, come mai prima era successo, attesta il diritto dei minori a mantenere una relazione affettiva anche con l’ex convivente della mamma biologica. E se di mamma ce n’è una sola, c’è anche chi può averne due. E forse sono loro i più fortunati, perché di amore materno ne hanno il doppio.

Testo: Fabio Montico