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By Matteo Squillace
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La sveglia suona tardi (sono già le undici): giù alla reception hanno chiuso un occhio sul check-out vedendo rientrare il plotone di giornalisti e addetti ai lavori attorno alle cinque di mattina. Due signore verdi sul comodino, svuotate della loro anima qualche ora prima, mi ricordano che la valigia non è ancora pronta e, sì, è un problema. Una scena già vista, con una differenza: stamattina nella mia testa c’è scritto a caratteri cubitali “Lezioni di Nirvana, c’è il Buddha in fila indiana…”. Passo e chiudo, per un anno siamo a posto: fino al prossimo Festival.

CARLO CONTI – VOTO 9
Saluta il palco dell’Ariston da vero signore della televisione italiana. Con Maria De Filippi la sintonia è massima e lui dopo tre anni conosce a memoria lo spartito. Il podio finale, incerto fino all’ultimo, testimonia quanto sarà difficile sostituirlo anche da direttore artistico. Una bella gatta da pelare…

MARIA DE FILIPPI – VOTO 8
L’Iron Lady dal cuore tenero accetta di buon grado il ruolo di conduttrice in seconda e non si limita al compitino: tutto il suo carisma viene a galla quando serve, e ci piace da matti in quel millesimo di secondo nel quale tradisce l’emozione da debuttante. Questo Festival “one shot” non vedeva l’ora di farlo (anche se non lo ammetterà mai).

FRANCESCO TOTTI – VOTO 8
Lo abbiamo già incensato a sufficienza, ma la sua è quella tra le “ospitate” più riuscite: non avrà i gradi (e il tempo) per condurre il Festival, ma possiede quella dose di ironia che servirebbe per togliere i momenti di noia e conduzione istituzionale che anche quest’anno non sono mancati.

FRANCESCO GABBANI 7,5
Dopo la vittoria nelle Nuove Proposte dello scorso anno arriva una doppietta inaspettata, almeno per lui. Col passare delle serate si capisce come tra giuria e critica il motivetto inizi a girare insistentemente, e questo non può che portare ad un’unica conclusione in mezzo a tanti testi che cantano dell’amore sanremese. “Comunque vada Panta Rei”.

FIORELLA MANNOIA 7,5
A sessantadue anni dà una prova tangibile della sua grandezza con un brano che fa sembrare tanti altri concorrenti materiale per lo Zecchino d’Oro. Il testo di “Che sia benedetta” è di una bellezza abbacinante, ma il voto del telespettatore alla fine è quello che fa la differenza.

ERMAL META 7
Miglior cover con “Amata Terra Mia” e terzo posto meritato davanti a gente che godeva di un seguito social di milioni di persone. Timbro di voce particolare e una canzone che sfiora temi delicati e autobiografici: ha tutte le carte in regola per non trasformarsi in meteora.

KEANU REEVES 7
Più dannato che bello, più rock che elegante, ma finalmente un ospite internazionale che decide di dedicare più di un quarto d’ora al Festival. E con la De Filippi a fargli le domande sembra la bella versione di “C’é Posta per Te”.

MICHELE BRAVI 6,5
“Il Diario degli Errori” sarà probabilmente la canzone più ascoltata tra quelle in gara da qui al prossimo Festival. Desaparecido dopo la vittoria a X-Factor di due anni fa (nonostante due album pubblicati), si è saputo riprendere alla grande.

SAMUEL 6,5
Il decimo posto finale non gli rende giustizia. Musicista vero, la sua “Vedrai” magari non arriverà ad dieci milioni di ascolti su Spotify ma rimane una piccola perla da conservare.

MARCO MASINI 6
“Spostato di un secondo” non suona così nuova per meritarsi la parte sinistra della classifica, ma dopo otto partecipazioni a Sanremo e undici album continua a credere nella musica che propone. Una creatura rara in un sistema che non riesce più a produrre cantautori.

AL BANO 5
La quota popolare scelta da Carlo Conti sbatte contro le ambizioni di ragazzotti con qualche idea musicale un po’ meno vetusta. E ci si rende conto che la voce non è più quella di un tempo…

GIGI D’ALESSIO 4
Solo i più grandi sanno perdere e accettare la sconfitta con eleganza. Non è il suo caso, ma quelle citate in precedenza sono doti che purtroppo non si posso insegnare.