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By Matteo Squillace
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Anche gli dei possono cadere e rivelarsi umani. Dimostra, in questo caso, Cristiano Ronaldo. Sedute di allenamento extra in palestra, una famiglia numerosa e felice al seguito e milioni di ragazzini nel mondo che portano fieramente il suo nome sulla schiena. Ronaldo era il ritratto dello sportivo perfetto (nonostante qualche problemino col fisco di troppo). Almeno fino a oggi. Quello che ha investito nelle ultime ore il fenomeno portoghese è infatti un fiume in piena che rischia di minarne l’impero economico e mediatico faticosamente costruito in questi anni.

Era l’estate del 2009, l’anno del trasferimento di CR7 dal Manchester United al Real Madrid: Kathryn Mayorga, ai tempi 25enne e cameriera presso un albergo di Las Vegas, si reca alla polizia dicendo di essere stata stuprata ma senza fare il nome dell’assalitore. Pochi mesi dopo, la ragazza riceve un assegno di 260.000 dollari assieme alla richiesta di non fare più parola con nessuno dell’accaduto. Dietro a tutto questo pare esserci proprio Cristiano Ronaldo. Non sappiamo se le accusa della Mayorga siano fondate o meno, ma la portata delle dichiarazioni del legale della vittima, Leslie Stovall, hanno convinto la polizia del Nevada ad aprire un’indagine contro il cinque volte Pallone d’Oro, che non rischia solo dal punto civile e penale. Le ripercussioni sulla carriera, sportiva e imprenditoriale, per l’attaccante della Juventus potrebbero essere enormi: EA Sports, che lo aveva scelto come testimonial per la copertina di FIFA 19, ha rimosso la foto di Ronaldo dai propri profili social (seguiti da milioni di persone). E, come se non bastasse, anche Save The Children e Nike stanno riconsiderando la propria posizione; in particolare, il colosso di Beaverton che ha con il portoghese un accordo “a vita” che vale circa un miliardo di dollari. Un privilegio concesso solamente a sportivi del calibro di Michael Jordan e LeBron James.

Ora, in attesa di capire se si arriverà o meno fino a un processo, cosa sceglieranno di fare tutti i partner che hanno legato il proprio nome a quello di Ronaldo? In passato altre stelle dello sport, come Kobe Bryant e Lance Armstrong, si sono ritrovate nella medesima situazione: il Black Mamba (poi scagionato da ogni accusa) nel 2004 perse l’appoggio di Adidas dopo le accuse di stupro a suo carico, e ad approfittarne a processo concluso fu proprio Nike. Diverso il discorso per il ciclista americano, che nel 2012 perse ben più di un semplice sponsor: dopo molteplici accuse e inchiodato da prove inconfutabili, Armstrong fu squalificato a vita dall’USADA e gli vennero revocati tutti i traguardi sportivi ottenuti, compresi i sette Tour de France vinti.

Fatti gravissimi, ma ci sono anche episodi che non possono fare altro che strappare un sorriso. Come il caso di Ronaldinho, che vide saltare il suo accordo milionario con Coca-Cola dopo essersi presentato in conferenza stampa con una lattina di Pepsi. Risultato? Dinho passò direttamente alla concorrenza. Quando si dice “prenderla sportivamente”.