Rocco Ventriglio: Tra omofobia e baracconi

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Rocco Ventriglio: Tra omofobia e baracconi

Rocco Ventriglio, presidente Arcigay Foggia “Le Bigotte” in Puglia, a ruota libera su Mussolini, Salvini, Meloni. Tra omofobia e baracconi.

Rocco è un ragazzo giovane, ha soli ventitrè anni e abita in un paese della Puglia settentrionale, Carapelle, in provincia di Foggia. È giovane Rocco oggi, ma lo era ancora di più a diciottanni quando decise di iniziare a seguire le attività dell’Arcigay, fino ad arrivare a qualche tempo fa in cui viene eletto “Presidente” di quel circolo di Foggia.
“Forse nel mio paese l’unico ragazzo dichiarato probabile sia io. Ma non è di certo un vanto che mi faccio, certo qui in paese c’è sempre paura ad esporsi. In ogni città d’Italia c’è un tasso di omofobia ma in paesi più piccoli il peso grava di più. A scuola ho sofferto molto e ho subito bullismo, non ho reagito in quei momenti e ne ho pagato le conseguenze con la bocciatura”.

Quali critiche muovi alla politica italiana in materia di diritti civili, ad esempio, cosa diresti a Mussolini, Adinolfi, Salvini e Meloni?

Credo che le loro posizioni si commentino da sole, sono contraddizioni viventi. Hanno basi culturali che iniziano nella preistoria e finiscono nella preistoria. Nemmeno l’uomo di Neanderthal aveva quel quoziente intellettivo. La contraddizione della politica italiana è quella di essere uno stato laico e farsi riguardo del Vaticano, infischiandosi delle denunce in materia di diritti civili da parte della corte dei diritti umani.

Perché nel mondo omosessuale, purtroppo, c’è tutta questa sessualizzazione del proprio aspetto fisico ed enfatizzazione della forma rispetto alla sostanza?

Premesso che non mi piace parlare di Mondo Gay, ma c’è senza dubbio una ricerca maniacale della perfezione dell’aspetto fisico (che non c’entra niente con l’essere gay, ma ricopre molte realtà sociali), e i ragazzi che ragionano in questo modo seguono forse un canone comune, quello di sembrare etero a tutti i costi: cercare una “normalità” e credere che sia giusto sembrare virili perchè si è nati uomini. E qui sfocia il binomio del ruolo sessuale. Mi spiego: c’è chi assume un ruolo sessualmente attivo e crede sia consono avere un aspetto più maschile perchè nei ruoli di genere il maschio è colui che domina, chi invece ha un ruolo sessualmente passivo viene riconosciuto come effeminato perchè sempre nei ruoli di genere la donna è colei che viene sottomessa. Ovviamente non è per tutti cosi sia chiaro, ma questo tipo di mentalità fa da riflesso ai mille pregiudizi sessuali che ci circondano e che ci hanno legati ad un’immagine stereotipata.

Quindi mi stai dicendo che dietro alla scelta di apparire smutandati e palestrati ci sia la voglia di aderire ad un determinato stereotipo?

Non vale per tutti, ma per alcuni credo sia cosi.

Cosa aggiunge e cosa toglie alla comunità omosessuale l’uso spasmodico di chat d’incontro tipo Grindr?

La chat aiuta chi non è dichiarato ad incontrare persone con lo stesso orientamento sessuale e, in questo senso, può essere un aiuto. Non lo è quando invece diventa un modo per incontrare altri ragazzi scegliendoli e scartandoli come si fa per una lista della spesa. Queste chat hanno il principale scopo di incontrare persone con finalità sessuali ed ha secondo me un lato negativo, cioè quello di perdere l’interazione spontanea con una persona e conoscerla senza leggere prima una descrizione. Ma ripeto sono di grande aiuto per chi non sa come conoscere amici o incontrare qualcuno.

Cosa pensi di quei personaggi dichiaratamente gay che sono punti di riferimento a livello mediatico e che hanno un’immagine d’impatto che si traduce in linguaggio e costumi ineleganti, aiutano o contrastano il percorso verso i diritti civili?

Per fortuna non fanno parte della politica (anche se di pagliacci nella politica ce ne sono di più) e non rappresentano la comunità. È ovvio che il linguaggio è importante ed è altrettanto ovvio che chi vuole rappresentare la comunità gay debba avere una formazione. Ad esempio rimango sconcertato quando un personaggio come Malgioglio si declina al femminile e parla ancora di “figli diversi” e “i genitori magari vogliono un figlio normale” davanti a milioni di italiani che guardano il Grande Fratello, dove il target di spettatori è magari pieno di persone che votano la Meloni e non capiscono ancora che omosessualità e transessualità siano due cose distinte e separate. Ma questo è un problema tutto italiano: chi ha i riflettori puntati addosso deve seguire il suo personaggio e molto spesso non si interessa minimamente alla causa e se ne esce con queste perle. Ma abbiamo una controparte validissima. Ho grande stima in Vladimir Luxuria, stimo molto il suo percorso umano, ha dimostrato di essere in grado di saper fare politica e televisione in maniera eccellente, e ha scardinato molto alcuni pregiudizi riguardo proprio al mondo transessuale. Poi ultimamente con la questione della “Teoria del Gender” sono usciti fuori veri e propri fenomeni da baraccone, come Adinolfi, ma per fortuna abbiamo persone come Michela Marzano che i libri li aprono davvero e ci degnano di informazioni giuste e concrete.

Quindi a Luxuria e a Malgioglio cosa diresti in sintesi?

A Luxuria direi di tornare in politica perchè secondo me potrebbe dare moltissimo. A Malgioglio direi di mettersi a passo con i tempi ed iniziare ad utilizzare la parola gay o comunque omosessuale, perchè a quanto pare ha paura a nominarla. Sembra quasi un personaggio di Harry Potter che non pronuncia il nome di Voldemort.

Rocco, un domani ti vedrai padre?

Si. Almeno spero. Tra pochi giorni diventerò zio, e quindi anche con mio nipote punterò tanto sull’educazione, sullo scardinare tanti preconcetti sulla sessualità, sull’identità di genere, e sul ruolo di genere ecc.

Cosa auspichi per gay e lesbiche?

Che ci siano più paladini reali e meno paladini virtuali.

Ed è alla fine di questa intervista che capisco quanta strada ci sia da fare in materia di diritti civili, soprattutto fuori dai palazzi e dai salotti che contano e, a chi vede nelle generazioni di giovani una scommessa persa, bè, farebbe meglio a leggere le parole di un giovane Rocco più maturo di un vecchio Malgioglio.

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