Gae Aulenti stupisce ancora
2 Dicembre 2016
Cos’è il Moe Date? Dal Giappone ecco i fidanzati in affitto
5 Dicembre 2016

L’Italia ha detto “No”: Matteo Renzi accetta la sconfitta, recupera armi e bagagli e con compostezza ed eleganza si fa da parte.

renzi_2

L’estenuante campagna tv, social e mediatica che ha condotto al referendum costituzionale del 4 dicembre è (fortunatamente) solo un ricordo: oggi è tempo di bilanci. E anche qualche singhiozzo, visto che durante la conferenza stampa convocata subito dopo mezzanotte a Palazzo Chigi l’ex primo cittadino di Firenze si è lasciato andare alle emozioni: “Domani (lunedì) convocherò il Consiglio dei Ministri, ringrazierò tutti quelli che hanno lavorato con me e infine salirò al Quirinale per consegnare le mie dimissioni nelle mani del presidente Mattarella”.

Renzi ha mantenuto la promessa data all’inizio della maratona elettorale: il giuramento fatto il 22 febbraio 2014 si scioglie dopo una sconfitta troppo dura da digerire, specialmente perché nessuno (anche i più scaramantici del blocco pro “No”) avrebbe pronosticato una simile bocciatura della riforma Renzi-Boschi. “Mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta. Chi lotta per un’idea non può perdere: io non sono riuscito a portarvi alla vittoria”. Unico sorriso (amaro) per l’ormai ex Premier, l’affluenza alle urne: 68,4 %, un record – psicosi matite cancellabili a parte – ma anche un plebiscito che sancisce la fine del quarto governo più longevo nella storia della Repubblica.

“Ringrazio mia moglie Agnese per come ha sopportato la fatica di questi mille giorni e per come ha splendidamente rappresentato il nostro Paese, e grazie ai miei figli. Per me ora è tempo di mettersi in cammino”. Ora la palla passa a Sergio Mattarella: al Capo dello Stato il gravoso compito di impostare il dopo Renzi e portare a termine questa legislatura (in pole c’è il nome del Ministro dell’Economia Padoan). Ora servono nuove certezze dalle quali ripartire: una crisi di governo è proprio l’ultima cosa della quale abbiamo bisogno.