Quanto ci costa la moda lowcost?

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Il fenomeno della moda lowcost si è sviluppato in maniera consistente negli ultimi anni, cavalcando l’onda della crisi economica che ci affligge e dando vita alle grandi catene che propongono capi di qualità più o meno mediocre a prezzi convenienti.
Sono sempre più numerosi i franchising che propongono una moda anti-crisi: dallo scandinavo H&M agli spagnoli Zara, Bershka e Mango, fino al giapponese Uniqlo, passando per l’Inghilterra (Topshop, Primark), la Svizzera (Tally Weijl, di cui nessuno ha mai capito la pronuncia esatta!) e le catene americane come Target e Forever 21.

Young woman walking with shopping bags, low section

Young woman walking with shopping bags, low section


E’ vero, una maglietta carina a dieci euro farebbe la felicità di chiunque.
Ma stiamo davvero risparmiando quando compriamo in una catena low cost?
Quanti capi basici abbiamo comprato, dicendo a noi stessi che “lo posso mettere con tutto, e poi costa solo 7 euro, male che va la metto un paio di volte e poi lo butto”? E quanti maglioncini abbiamo comprato a gennaio, e non sono riusciti nemmeno ad arrivare integri a Natale?

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Partiamo dal presupposto che un cappottino da Zara a 180 euro o un paio di shorts da Bershka a 25 euro (gli shorts sono uno dei capi che in assoluto richiedono meno stoffa per essere fabbricati) NON è affatto un prezzo low cost! E’ impensabile che in un qualsiasi altro negozio (ma anche al mercato rionale, se è per questo) non si riesca a trovare un’alternativa più economica, o quantomeno equivalente, al prodotto di franchising in termini di qualità\prezzo.

Non fraintendetemi: io adoro Zara e adoro H&M (e anche Topshop, se è per questo). Il problema è che questo tipo di commercio ha innescato in noi un meccanismo tale che ci porta a spendere molto di più di quanto dovremmo, facendoci credere di risparmiare.
Queste aziende producono enormi quantità di capi per abbassare i prezzi ed aumentare i profitti. La produzione è molto serrata e, di conseguenza, anche il ricambio nei punti vendita. Questo fenomeno prende appunto il nome di “fast fashion”, in quanto rimpiazza il ciclo stagionale Primavera\Estate e Autunno\Inverno con un ritmo talmente rapido che è quasi impossibile starci dietro. L’arrivo in negozio di nuovi capi e nuovi “trend” ogni una o due settimane, ci spinge a un acquisto compulsivo e costante di nuove cose, riempiendoci l’armadio di pantaloni e magliette che abbiamo messo una o due volte e che passano di moda tanto in fretta così come sono entrate.

"CONFESSIONS OF A SHOPAHOLIC" Isla Fisher Ph: Robert Zuckerman © Touchstone Pictures and Jerry Bruckheimer, Inc.  All Rights Reserved.

“CONFESSIONS OF A SHOPAHOLIC”
Isla Fisher
Ph: Robert Zuckerman
© Touchstone Pictures and Jerry Bruckheimer, Inc. All Rights Reserved.

Le conseguenze? Innanzitutto, compriamo quasi il triplo di quello che normalmente avremmo acquistato, con il pretesto che il prezzo è basso. Senza contare l’impatto ambientale e la morte dei piccoli negozi e rivenditori, ormai soppiantati da questi fast food della moda.
Ma le prime vittime della moda low cost sono la moda stessa e il nostro stile.
Ormai, non c’è motivo di riparare o rimettere a nuovo un capo che già abbiamo, quando è più veloce e più economico comprarne uno nuovo. Ci lamentiamo di non avere mai soldi, però spendiamo 700 euro per un telefonino e 50 euro per andare fuori a mangiare una pizza (no, ma dico, sapete quanto costa fare una pizza?), ma non spenderemmo mai 100 euro per un vestito.

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La moda low cost ha cambiato non solo il modo in cui appariamo, ma anche come siamo. Non sappiamo più riconoscere la qualità. Le donne preferiscono avere 50 t-shirt e 30 paia di jeans che sono costrette a buttare dopo 3 lavaggi piuttosto che investire in capi di qualità, come quelli che abbiamo sempre indossato fin’ora e che ci duravano fino a che riuscivamo ad entrarci.
Un tempo si giudicava un abito dalla foggia, dal taglio, dalla qualità del tessuto; ora solo in base a quanto sia in voga questa stagione o a che affarone abbiamo fatto a comprarlo. Tutti si sentono ormai esperti di moda e stile, e tutti sanno qual è il colore di stagione, ma in pochi riescono a riconoscere uno shantung di seta o una giacca di taglio sartoriale. E, ancor peggio, nessuno più ha un vero e proprio stile personale. Checché se ne dica, la moda è un fattore culturale importante, cruciale, e ancora oggi sottovalutato. Che lo facciamo coscientemente o meno, scegliere cosa indossare al mattino è un messaggio preciso che vogliamo mandare al mondo per dire chi siamo o, quantomeno, chi vogliamo essere. E’ facile affermare la propria personalità con una giacca vintage, o un braccialetto che abbiamo comprato durante quel fantastico viaggio con gli amici, o quel maglione a cui sono legati un sacco di ricordi. Ma cosa stiamo comunicando quando indossiamo una maglietta che è trendy e abbiamo pagato poco, ma che hanno tutti? Non certo quanto ne sappiamo in fatto di stile, né tanto meno che abbiamo personalità da vendere.
Stiamo semplicemente indossando un’uniforme all’ultimo grido, che ci omologa a tutti gli altri.
Abbiamo scordato cosa significhi sentirsi belli in un vestito da favola, o la sensazione sublime che da il cashmere sulla pelle. Ci vestiamo tutti alla moda, ma nessuno si veste più bene.

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Quali sono, allora, le alternative intelligenti alla moda prêt-à-comprer?
Innanzitutto, riscoprire la sartoria: trovare una buona sarta a prezzi modici è un’impresa difficile, ma non impossibile. Una brava sarta sarà in grado di modificare e svecchiare tutti i vostri capi (ovviamente, quelli che vale la pena tenere, e di nuovo entra in gioco la qualità). Inoltre, potrete farvi fare un pantalone o una gonna SU MISURA, cioè che si adatta splendidamente al vostro corpo e alle vostre esigenze, con 50 euro, il prezzo che paghereste più o meno in una catena low cost per un prodotto quasi sicuramente scadente, che hanno tutti e che magari vi fa un po’ di difetto sul cavallo.
Un’altra possibilità e riscoprire il vintage, che permette di acquistare capi di buona foggia e in tessuti quasi sempre naturali, a prezzi relativamente bassi. Attenzione però: non cadete anche qui nella tentazione di spacciarvi per esperti di moda solo perché vi trovate di fronte a un capo antidiluviano; bisogna avere un buon occhio per scovare veri e propri tesori nei mercatini o nei negozietti dell’usato. La differenza tra “vintage” e “vecchio” è veramente sottile.
Per quanto riguarda le catene low-cost, continuate ad andarci, ma solo per comprare quei due o tre capi trendy (se proprio ne sentite la necessità) che vi faranno arrivare a fine stagione, oppure ripiegate sugli accessori: mai sottovalutare il potere degli accessori! Potrete indossare lo stesso vestitino nero e farlo sembrare ogni giorno nuovo e attuale con una collana diversa (mentre la stessa collana, con venti vestiti diversi, sembrerà inevitabilmente la stessa collana).

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Infine, dedicate il tempo che passate al centro commerciale al vostro guardaroba. Riscoprite la gioia di prendervi cura dei vostri capi, di spazzolare le giacche, cambiare i bottoni e, se potete, imparate un minimo di cucito e ad accorciare gli orli: scoprirete che dare nuova vita a una vecchia gloria del vostro armadio o a quella gonna che amava tanto vostra madre è più soddisfacente e più economico di qualsiasi cosa troverete in commercio e, in più, sarà un indumento unico, che avrete solo voi.
Perché la moda, soprattutto, è cultura e personalità.