La posta del corazón – Lasciare o essere lasciati?

Healthy Color – La nuova sfida di Sfera e Andrea Petagna
16 Ottobre 2019
#YOUDONTNEEDASUIT – La nuova campagna di Dockers
21 Ottobre 2019

By Arianna Lai
18 Ottobre 2019

Nel mondo ci sono molte domande senza una risposta certa, a partire dal “viene prima l’uovo o la gallina?”. Quella che vi sto per proporre non è da meno: è peggio lasciare o essere lasciati? 

Un’infinità di dissertazioni più o meno concludenti sono nate a radice dell’interrogativo in grassetto. È possibile che, a seconda della propria esperienza diretta, ci si schieri a favore di un fronte in particolare. Chi è stato lasciato dirà che non c’è nulla di peggio dell’impotenza davanti a una decisione presa all’improvviso dall’altra persona. Urlerà che non ha avuto chance per poter cambiare le cose. Sosterrà che il muro imposto è molto peggio di qualunque processo decisionale che si deve accollare il partner carnefice prima del supplizio finale. Chi invece ha lasciato affermerà – e lo farà con una certa veemenza – che il ruolo del boia non ha il supporto sociale, ed è per questo più duro. Lasciare comporta un lungo processo introspettivo, che include i possibili rimpianti, il calcolo dei margini d’errore, la responsabilità di mandare in fallimento mesi, anni, decenni di gioco di squadra. Insomma, per nessuno dei due è facile. Ma per fare l’avvocato del diavolo noi potremo dire al Lasciato che alla vittima non arriverà una dose extra di veleno, dispensata generosamente dai parenti e amici che credono di sapere tutto sulla relazione in questione.

E potremmo pure aggiungere che alla fine della fiera nelle relazioni gli “all’improvviso” non esistono (quasi) mai. Ci sono (quasi) sempre una serie di processi più o meno espliciti che bisognerebbe imparare a leggere e ascoltare per tempo. Ma potremmo anche dire al nostro Boia Robespierre che tutta questa difficoltà per decidere di gettare la spugna non è nemmeno uno sforzo così significativo. Almeno chi lascia ha avuto tempo di processare l’accaduto e di pre-elaborare il lutto, e ai suoi ritmi. E che magari avrebbe potuto parlare un po’ più chiaro. E che se pensava di lasciarci da sei mesi, poteva dircelo sei mesi fa.  Questa volta non voglio darvi subito la mia opinione, vorrei proprio conoscere come la pensate voi. E in aggiunta farvi una domanda ancora più difficile della precedente: secondo voi esiste il “ci siamo lasciati”?