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By Matteo Squillace
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Quella spiacevole e ammorbante sensazione di apparire totalmente inadeguati. Più di 1500 feriti e un bambino e una ragazza che lottano tra la vita e la morte. La tragica notte di Piazza San Carlo ha il volto incredulo di chi riesce a farsi del male con le proprie mani, e non contento continua brutalmente a inveire sulle ferite appena procurate. Una rappresentazione così potente, di un popolo unito sotto un’unica fede che si ritrova in piazza per manifestare il proprio amore e il proprio attaccamento a un ideale, stroncata da una serie di decisioni talmente inaccettabili da sembrare uscite dalla mente di un sadico sceneggiatore. 

Ma siamo sicuri che il bilancio finale non potesse essere ancor più tragico?

Le ricostruzioni dei presenti dipingono un quadro di totale inadeguatezza del comitato organizzatore (leggi Comune di Torino) che, entrando nel dettaglio ha deciso di: autorizzare l’ingresso di ambulanti e venditori delle famigerate bottiglie di vetro, non pianificare la presenza di alcuni stand per l’acquisto di bibite e cibo secondo le norme di sicurezza vigenti in ogni stadio d’Italia (perché alla fine di una partita di calcio si trattava).

Potremmo anche continuare, ma basta aggiungere che a duemila chilometri di distanza i tifosi del Real Madrid hanno potuto tranquillamente assistere al match comodamente seduti all’interno del Santiago Bernabeu. Nella stessa situazione poco sarebbe cambiato probabilmente – perché la psicosi e la paura collettiva si manifestano come un tornado che tutto spazza e distrugge – ma con gli adeguati controlli in entrata e in uscita e un servizio d’ordine a vigilare per tutta la durata dell’evento nessuno avrebbe avuto la possibilità di dare fuoco alla terribile miccia che ci ha resi nudi e inermi di fronte al pericolo.