Nessuno può giudicare Diego Dalla Palma

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Una persona, come speriamo altri milioni di persone, esprime un suo pensiero.
E lo fa fortemente perché sceglie di scriverlo non sul diario, appoggiato da chissà quanto tempo sul comodino, ma su Facebook. Si tratta di un uomo solo, senza più i genitori e nessun vincolo di parentela fraterna.

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Scrive una riflessione, ponderata, schietta, vera, lucida, pensata e ripensata. Racconta di una malattia ereditata che vive e che gli ricorda ogni giorno di come questa abbia deturpato e tolto la dignità, lasciando poco a poco infermi, i propri genitori.

Questa malattia si chiama Artrite, una malattia che lascia intatte le funzioni del cervello ma che inesorabilmente e senza pietà, pietrifica gli arti impedendo anche il più elementare dei movimenti.

Quest’uomo, che è anche un personaggio pubblico, si chiama Diego Dalla Palma ed ha dedicato la sua intera esistenza alla costruzione di un mondo fatto di bellezza, interiore ed esteriore.

Diego oggi ha raggiunto una nuova consapevolezza, scegliendo di dismettere il suo patrimonio immobiliare affinché possa, in vita, fare del bene a chi il bene non lo conosce. A chi conosce, di contro, solo sofferenza, abusi, povertà. E lo fa senza ALCUN secondo fine, difatti non ha libri in uscita e nessun progetto lucroso da promuovere; esiste solo il desiderio di fare e lasciare un qualcosa di vero, di suo: dieci, cento, forse mille sorrisi, qualche soluzione a qualche problema di qualcun altro.

Vede un camper, un lungo viaggio che gli cibi la mente e gli plachi i dolori ma, soprattutto, che gli dia un qualche altro motivo che giustifichi la conoscenza di un nuovo giorno e dopo quell’ultimo giorno, vuole essere libero di abbandonare dolcemente questo mondo con qualche motivazione di sorriso e sollievo in più: aver fatto per qualcuno che non conosceva qualcosa di non effimero ma vero, reale, chiedendo in cambio solo e soltanto di essere ricordato per quel piccolo gesto autofinanziato.

Risultato? Infamie, calunnie, offese. Da parte di chi? Del nulla. Di chi sa solo giudicare, da chi conosce cento parole in croce e si sente di esistere, cercando non abilmente di articolarle.

E allora adesso vorrei dare forza a quell’uomo che non conosco, ma che vedo, sento e stimo; non perché non sappia o non possa farlo magistralmente da solo, ma desidero essere una voce che si erge contro quel muro di ipocrisia, finto buonismo ed ignoranza che si frappone tra la volontà di un uomo e il giudizio di taluni (purtroppo non pochi).

A te che critichi la possibilità di scegliere di morire liberamente e dolcemente davanti ad un qualcosa che non puoi battere ma al quale devi soggiacere, dico che sei liberissimo di farlo qualora capitasse a te o a qualcuno accanto a te, ma devi capire che OGNUNO dovrebbe essere libero, non ledendo la libertà altrui di fare, di se stesso, soprattutto in queste occasioni, ciò che ritiene opportuno.
Potresti disquisire al circolo se è giusta o meno l’eutanasia verso i cari ma non dovresti, anzi riformulo, non devi permetterti di inquisire chi, avendo vissuto il quotidiano strazio dei propri familiari come ostaggi inermi della propria malattia, decide di abbandonare la propria vita ad un passo dalla morte della propria dignità.

Diego scrive che ha sempre visto il sole nel cuore della notte, ma credo si riferisse a quando aveva la forza per piegare il palmo della mano ed utilizzare le dita per asciugarsi le lacrime che cadevano; l’impassibilità del proprio corpo alle emozioni è una cosa da lui, come del resto da me e da altri milioni come te, non voluta.

A te, che dai per scontato che se si vuol fare opere di carità le si fanno senza dirlo, chiederei a cosa hai rinunciato di tuo per darlo a qualcun altro. E ti chiedo di renderci, su questo, tutti edotti affinché noi si possa giudicare (adottando un criterio screanzato a te noto) il tuo modo di intendere l’aiuto, non pubblicizzato ma fortissimamente perseguito, per lenire il dolore di chi non conosci.

Scopriremmo, nella migliore delle ipotesi, un sms del valore di due euro per poi immediatamente dopo decidere di volgerti sempre e comunque dall’altra parte fingendo di non aver visto il vero dolore, quel dolore che fin quando non lo vedi o lo provi, non puoi realmente capire.

Credo che tutti si sia concentrati solo su noi stessi deliziandoci e dedicandoci sull’accanimento di un qualcuno che cerca di fare qualcosa per qualcun altro. E’ come se oramai, tutti, si pensasse che affossare sia meglio di incoraggiare. Aiutare sinonimo di mentire. Disprezzare meglio di dare credito. Tutti pronti a giudicare aspramente dispensando odio e parole intrise di cattiveria cieca, sorda ma purtroppo non muta.

Nella mia vita, lo ammetto, non ho fatto conoscenza con la pietà; odio il qualunquismo ma ancor di più disprezzo il finto perbenismo. Cancellerei chi dice NON SI PUO’ solo perché lui stesso non lo farebbe. Chi crede di poter togliere la libertà a terzi di fare di se stesso ciò che ritiene opportuno e giusto. Non ci si concede più al diverso da noi per una domanda, ma ci si dedica al giudizio ignorante; giudizio di colui che ignora i perché, le riflessioni, le lacrime che hanno portato a quel pensiero, a quella determinazione di fare una scelta.

StarsSystem, piccola goccia (ma sempre limpida e trasparente) nell’oceano delle presenze editoriali si mette quindi a totale disposizione di Diego Della Palma e del suo progetto fornendo tutto quello che un magazine, con la sua struttura e col suo apparato editoriale può offrire; ma la notizia, quella vera, è che StarsSystem darà voce e risalto a tutti coloro che decideranno limpidamente di fare ciò che Diego ha promesso attivamente di fare, e vedrete, ci scommetto, saranno davvero pochissimi.

Testo: M.V