Vanessa Incontrada – La mia arte per Elena Mirò
4 Ottobre 2017
Ciao Antonio: il saluto ad un amico
5 Ottobre 2017

By Matteo Squillace
5 Ottobre 2017

Amare incondizionatamente: senza barriere di genere, ceto sociale, etnia. Certe volte però un cromosoma in più può fare la differenza, e così nel Paese Incantato fondato sulla famiglia tradizionale capita che un piccolo cuore spaesato faccia dei giri immensi prima di trovare il portone giusto al quale bussare. Prima il rifiuto più terribile (quello della madre naturale), poi per altre sette volte una bambina nata con la sindrome di Down ha dovuto incassare i no convinti di altrettante coppie che, una dopo l’altra, si sono smarcate riagganciando il telefono.

Nel Paese Incantato – dove essere genitori sembra avere un solo rigido copione – la legge ha permesso a un padre single di farsi avanti, donando a quel piccolo cuore che vagava su e giù per un elenco la possibilità di fermarsi e ricominciare a battere. Battere all’unisono con quello di colui che, senza pensarci un secondo, ha deciso di intraprendere un percorso impegnativo ma che porta con sé i colori più splendenti della vita. Un padre che non ha avuto la presunzione di ritenersi al di sopra della diversità, dimostrando che la parola “famiglia” può scomporsi e assumere diverse declinazioni. Di fronte a questo esempio di umanità ora è lecito chiedersi: il desiderio reale e viscerale di essere genitori può scontrarsi contro le istituzioni e i pregiudizi? Essere considerati “idonei” può fermarsi all’orientamento sessuale o alle scelte di vita intraprese in passato e che riguardano la sfera privata?

E soprattutto come definireste quelle sette coppie composte da sette uomini e sette donne: famiglie naturali e legittime? Quindi le “famiglie naturali” scelgono per razza, colore di capelli, costituzione o per cromosomi perfetti? Non esistono definizioni o paradigmi per l’amore. Perché amore fa rima con amare. Incondizionatamente, e questa dovrebbe essere l’unica legge in vigore. Perché il cuore non può essere costretto a correre sperduto per una lista d’attesa.