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By Giuseppe Trapani
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Faccio un appello non richiesto ma lo si percepisce sentendo le opinioni di tutti i giorni: ovvero che numeri in politica sono importanti, e i futuri eletti – oggi candidati – dovrebbero sentire il dovere di tenere in una mano la Costituzione e nell’altra una calcolatrice per dimostrare se i conti tornano. Sembra una provocazione ma la questione è televisivamente seria almeno sul piano dei contenuti: a ben guardare il palinsesto “elettorale” i telegiornali stentano a seguire il dibattito, a dettare l’agenda sulle idee e a fare le pulci alle mirabolanti promesse fin qui fatte.

L’arguto direttore del Tg La7 Enrico Mentana lo ha capito benissimo che era giunto il tempo di stare con i piedi per terra e offrire al pubblico un programma volutamente diverso dalla consueta costruzione del talk politico (e pre-elettorale) presente in abbondanza già sugli studi de La7. Nel senso che la striscia di informazione chiamata ironicamente Var Condicio (un gioco di parole preso in prestito dal Var dei campi di calcio e la par condicio, la legge che regola la tv in tempo di elezioni) è un esempio di fact-checking-tv che snocciola numeri, cifre, dati oggettivi e ufficiali. Per il direttore Mentana è una vera e propria “moviola in campo per cogliere falli, inesattezze, contraddizioni, corbellerie e, anche, eventuali bugie nella campagna elettorale”. Non è nostra intenzione – ha aggiunto presentando lo spazio che traina il suo Tg delle 20 –  fare i maestrini ma, con l’aiuto di persone competenti dei vari argomenti, analizzeremo ciò che viene detto e fatto, le fesserie elargite dai rappresentanti politici, per svelarne le incongruenze: insomma, vogliamo fare le pulci a tutti.

La conduzione è affidata a Marco Fratini, l’uomo “economia” della redazione del Tg La7, l’esegeta che prova a fare diga (e ci riesce) del flusso di dati a disposizione e, accompagnato dal suo moviolista, alza il cartellino a seconda delle circostanze per dire (numeri alla mano) se una cosa è fattibile o no. Il movimento di Var Condicio dunque non è in time lapse ma – rimanendo nella metafora – va in slow motion: un programma quindi che si prende il tempo necessario per fare uno scavo analitico dei programmi elettorali. In questo sta la novità del programma di Fratini ovvero nello spostamento di inquadratura verso il cosa (fare) rispetto al chi (farà). In termini televisivi il salto di qualità giornalistico non è da poco. Vero è che – ci dispiace per Pitagora – i numeri non regnano l’universo ma possono spiegarci molte cose del nostro Paese e di molte sue contraddizioni. Insomma se vi viene un dubbio, fermate il gioco e guardatevi il Var (Condicio).