Anton Giulio Grande: vent’anni di moda
9 Febbraio 2018
La Venere Sabrina, da vittima a carnefice
12 Febbraio 2018

By Luca Forlani
10 Febbraio 2018

E il Festival di Sanremo celebra la sua regina più grande: Milva. Venerdì sera, nella penultima serata della 68esima edizione, la “Pantera di Goro” è stata insignita del Premio alla Carriera della Città di Sanremo, a ritirarlo sua figlia Martina Corgnati. Sale sul palco e riporta un messaggio di sua madre, parlando in prima persona, come se fosse l’artista a rivolgersi direttamente al suo pubblico. La platea del Teatro Ariston resta in piedi durante tutto il messaggio, in silenzio, per poi scoppiare in un fragoroso applauso. «Ero solo una bambina quando sono venuta qui per la prima volta, e da quel momento la mia carriera è stata una bellissima favola. Mi vengono in mente le parole di un mio grande Maestro, Giorgio Strehler, “non so perché faccio teatro, ma so che lo devo fare, mettendo in questo teatro tutta la vita che conosco”». Prosegue, emozionata, Martina in questa sorta di “transfer” ideale: «una cosa ho da dire ai giovani. La musica spazza via la polvere dalla vita e dall’anima degli uomini, affinché questo accada bisogna studiare, bisogna attingere dal passato perché possa modellare e arricchire sia i sentimenti che le emozioni del presente». E conclude: «Io, Milva, voglio ringraziare moltissimo tutti. Non sono qui, mia figlia mi presta la sua energia e la sua presenza. Voglio ringraziare Claudio Baglioni che mi porta qui per la sedicesima volta, voglio ringraziare tutti i colleghi che hanno speso le loro parole e la loro solidarietà. E infine, voglio ringraziare il mio pubblico, il mio adorato pubblico, il cui sostegno e la cui fedeltà mi hanno commossa». Un’artista immensa, un mostro sacro della musica e dello spettacolo italiano.

Nella sua lunga carriera, iniziata alla fine degli anni Cinquanta vincendo un concorso di voci nuove indetto dalla Rai, ha dato “voce” alle parole di Bertolt Brecht, Franco Battiato, Mikis Theodorakis, Enzo Jannacci, Alda Merini, Giorgio Faletti. La sua statura artistica è stata ufficialmente riconosciuta da Italia, Francia e Germania,  che le hanno conferito alcune tra le più alte onorificenze. È l’unica artista italiana a essere contemporaneamente: Ufficiale dell’Ordre des arts et des lettres (Parigi, 1995), Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Federale di Germania (Berlino, 2006), Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Roma, 2 giugno 2007), Cavaliere della Legion d’onore della Repubblica Francese (Parigi, 2009). Ha cantato in nove lingue diverse e i suoi dischi sono stati pubblicati in tutto il mondo: tra cui Austria, Spagna, Svizzera, Francia, Grecia, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti, Brasile, Argentina, Messico, Giappone.

Regina incontrastata dell’Ariston. Detiene il record di presenze al Festival di Sanremo, ben quindici. Partecipa per la prima volta nel 1961 con “Il mare nel cassetto” e si classifica terza. Negli anni Sessanta è una presenza costante di Sanremo, in virtù di un accordo fatto con la sua casa discografica dell’epoca che le permetteva di fare teatro e musica colta, purché partecipasse a manifestazioni popolari e si dedicasse anche alla musica leggera. Dotata di una capacità interpretativa unica ha lavorato come attrice teatrale diretta, tra gli altri, da Giorgio Strehler, interpretando Jenny Dei Pirati in una celeberrima versione de “L’opera da tre soldi” di Brecht. Il Premio alla Carriera del Festival suona particolarmente speciale perché nato dal pubblico. L’Italia, purtroppo, è un Paese senza memoria. Troppi artisti sono stati celebrati degnamente solo post mortem. L’idea del premio è nata a “La vita in diretta”, popolare rotocalco televisivo, dal paroliere Cristiano Malgioglio, e ha scatenato immediatamente una risposta enorme sui social.

All Music Italia ha proposto una raccolta che è arrivata a quasi 5000 firme. Si sono schierati molti artisti, da Laura Pausini a colleghe della sua generazione come Iva Zanicchi e Ornella Vanoni. Milva ha lasciato le scene più di sette anni fa e ha preferito non essere presente nemmeno in questa prestigiosa occasione. Nel dicembre 2010 spiegava con queste parole la sua scelta: «Ritengo che proprio questa speciale combinazione di capacità, versatilità e passione sia stato il mio dono più prezioso e memorabile al pubblico e alla musica che ho interpretato, e per quello voglio essere ricordata. Oggi questa magica e difficile combinazione forse non mi è più accessibile, per questo ho deciso di abbandonare definitivamente le scene». Un omaggio importante in un Paese come il nostro estremamente esterofilo, che celebra qualsiasi divetta d’oltreoceano, dimenticando coloro che hanno contribuito a creare la cultura italiana e che con la loro arte hanno fatto la storia con la “S” maiuscola. Milva l’ha fatta, e il suo canto è già leggenda. “The show must go on” cantava nella sua ultima partecipazione sul palco dell’Ariston. Una canzone che parla di “artisti falliti”, e che con la sua interpretazione viscerale non smette di colpire e commuovere; «perché loro siamo tutti o nessuno» recita un passo del testo. Lo spettacolo deve andare avanti, è vero, ma – facendo mia una celebre frase di Indro Montanelli – un Paese che non si ricorda del proprio passato è un Paese senza futuro. Per questo, la celebrazione di Milva sarà ricordata come uno dei momenti più emozionanti e dovuti di questo Sanremo.

Related Post