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By Redazione
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Apri gli occhi e sei in semifinale al Roland Garros. Non ci credi, li richiudi. Li apri di nuovo ed è tutto vero, non è un sogno. Hai 25 anni e hai battuto su QUEL campo di terra rossa uno dei più forti, Novak Djokovic, quell’ex numero uno a cui una manciata di giorni prima chiedevi grato una foto ricordo. La stampa internazionale parla di te, le prime pagine cantano della tua impresa, le congratulazioni di tutti, dai grandi dello sport come Gigi Buffon a gente comune, appassionati di tennis come te, come noi. Improvvisamente le infinite ore di pratica, le vesciche sulle mani, le rinunce e persino le polemiche si fanno leggere, lievi come le voci di chi non ci credeva. E rifaresti tutto, e rivorresti tutto, persino le sconfitte perché ti hanno portato fino a lì. Tutto per rivivere quel giorno in cui hai battuto “Golia” e sei in semifinale in uno slam. Le lacrime ora sono di gioia vera e piena.

La prossima sfida Marco Cecchinato la giocherà contro Dominic Thiem, talentuoso testa di serie numero otto e unico capace di battere sua maestà Rafa Nadal su terra rossa quest’anno. La sua emozione è anche la nostra. In pochi avrebbero scommesso su questo underdog da Palermo. Fisico robusto, dritto micidiale e quel sorriso guascone con cui ci ha tenuto incollati allo schermo, riscrivendo la storia del tennis maschile del nostro Paese, quarant’anni dopo Corrado Barazzuti, un mostro sacro. Non meno di John McEnroe che durante il post partita parigino parla in diretta tv di un giovane italiano, ricordandolo più per una brutta storia di scommesse (archiviata nel 2016 ma che lo costrinse ad uno stop forzato di alcuni mesi) che per le prestazioni sportive.

Mats Wilander, sempre nello stesso studio, fa lo spelling zoppicante del suo nome per tenerlo bene a mente (C-E-C-C-H-I-N-A-T-O), e mentre lo ripete sorridiamo tutti, pensando all’emozione di Marco, del suo coach Simone Vagnozzi, della sua famiglia, dello zio, grazie a cui da bambino decise di iniziare a giocare a tennis abbandonando gli scarpini da calcio (altra sua grande passione) al chiodo. Quell’ex bambino, oggi venticinquenne, dal prossimo lunedì scalerà 45 posizioni ATP diventando il numero 27 del Ranking.

E se vincesse ancora? Si arriverebbe alla 18esima posizione ad una manciata di punti da un altro orgoglio italiano, Fabio Fognini. Ma al futuro non pensiamo, perché il presente è ancora da vivere, per Marco e per tutto lo sport italiano c’è un appuntamento con il destino venerdì al Philippe Cartier, Stadio Centrale del Roland Garros. Si dice che Parigi sia la città più bella del mondo, per il tennis italiano. Grazie a Marco, forse lo sta diventando.

Lorenza Di Prima