Madeline Stuart e Giusy Versace: Col cuore e con la mente si va ovunque

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Madeline Stuart e Giusy Versace: Col cuore e con la mente si va ovunque

Ha gli occhi a mandorla, Madeline Stuart, arguti e determinati, quelli di chi ce la vuole fare ad ogni costo. A diciott’anni tutti abbiamo avuto un sogno da inseguire, e se per qualcuno è stato facile per altri ha rappresentato quella salita che in molti hanno scalato col fiato corto, cadendo e rialzandosi.

Non è facile raggiungere la vetta dei propri desideri, servono talento, impegno e fortuna ed è forse quest’ultima la variante che spesso gioca il ruolo più importante. La fortuna è riuscire a scrivere la propria storia in bella copia, senza la necessità di temporeggiare per ragionamenti e calcoli per cui la vita non concede il tempo di passare dalla brutta copia a quella bella appunto. Niente penna rossa su quei fogli, solo l’inchiostro nero steso in modo fluido e continuo che corre veloce pagina dopo pagina per arrivare al traguardo, che non è la fine ma l’inizio del successo: la felicità per avercela fatta. È quel sospiro che arriva dopo la fatica, per aver corso controvento sulla pista dei propri sogni, l’estensione reale della propria fantasia.
Quello di Madeline è di fare la modella, e non importa se il suo viso e il suo corpo hanno le forme tipiche di chi è affetto dalla sindrome di Down; e chi l’ha detto che la bellezza è solo quella dei visi spigolosi e scolpiti e non può essere anche quella di un viso tipicamente arrotondato?
Si è impegnata Madeline, non si è messa a piagnucolare ed aspettare in un angolo che qualcuno la compatisse, ha migliorato la sua dieta per rendere più armonioso il suo corpo arrotondato perdendo venti chili. Ce l’ha fatta perché si è messa a correre e scegliendo cibi più sani, come altre sue coetanee normalmente fanno. Ce l’ha fatta perché stanca di essere diversa.
Se da un lato può esserci della vanità oltre alla passione per una professione improntata sull’immagine e la mostra del corpo, dall’altro c’è anche la speranza di piegare quel dito puntato verso chi ha un aspetto non in linea con lo stereotipo moderno “È tempo che le persone capiscano che anche chi ha la sindrome di Down può essere sexy“.
A sostenere Maddy c’è la sua mamma che è anche la sua prima sostenitrice; la loro è una battaglia di squadra per vincere sui giudizi ignoranti e gratuiti delle persone piccole “Voglio che le persone capiscano che anche coloro che sono affetti da sindrome di Down possono essere celebrati – ha aggiunto Rosanne -. Voglio che smettano di dispiacersi quando dico loro di avere una figlia down perché è un’affermazione fuori luogo. Maddy è sicura di se stessa, è più che felice di sfilare per casa con una mano dietro alla testa mostrandomi quanto sia meravigliosa e dicendomi ‘guardami’ “.
È la chance di un riscatto sociale che da sempre segue la scia degli schemi e delle convenzioni, e che ricalca le sfide di altri che hanno voluto uscire dalla loro condizione svantaggiata. Ricordo una Giusy Versace che dopo essere stata vittima di un incidente stradale che le è costatato la perdita di entrambe le gambe non ha voluto rimanere seduta a guardare gli altri che correvano, e grazie a delle protesi in carbonio ha iniziato a gareggiare diventando così la prima atleta italiana della storia a correre su quelle “gambe” non sue per poi aggiudicarsi anche il titolo di campionessa paraolimpica di atletica leggera e detentrice del record italiano dei 200mt ed europeo dei 100mt.
Bella come il sole, con gli occhi e i capelli scuri e un sorriso luminoso Giusy si è mostrata con la sua fragilità correndo davanti a milioni di spettatori per guarire la sua anima e per “per riprovare ancora una volta la sensazione del vento tra i capelli”. E se correre non le bastava ha deciso di mettersi pure a ballare, e lo ha fatto in un programma televisivo “Ballando con le stelle” perché il suo messaggio arrivasse a più gente possibile “Non vergognatevi della vostra diversità. Siate voi stessi”.
L’impegno è quello mentale di vincere il giudizio e le critiche perché “con la testa e con il cuore si va ovunque”, e forse quello mentale è più complesso della stessa fisioterapia che ti costringe ad allenamenti costanti e severi.
Giusy ha vinto la sua scommessa e ha iniziato a correre. Ora tocca a te, vai Maddy!

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