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By Barbara Cialdi
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I concorsi di bellezza per bambine tra i 2 e i 6 anni negli Stati Uniti rappresentano uno scenario raccapricciante, tanto da aver scatenato vere e proprie polemiche nel resto del mondo, dove tutto ciò non accade in modo tanto violento e competitivo.

Il termine Pageantry (spettacolo sfarzoso, in inglese) è stato coniato appunto per identificare un modo di vivere ed uno stile di vita fatto per dare spettacolo a tutti i costi, anche utilizzando modi non proprio ortodossi. La spettacolarizzazione di giovanissime bambine lanciate su un palcoscenico, con abiti e trucco da vere e proprie soubrette adulte, sta lasciando un segno indelebile nella società, alimentandone un malessere persistente e dannoso. Negli anni ’20 un albergatore della città di Atlantic City, per prolungare ed allietare i soggiorni nel proprio hotel dei suoi ospiti, inventò la prima edizione di Miss America: è un vero e proprio successo che da lì in avanti non si arresterà più. Il fenomeno comincerà ad innescare un meccanismo sempre più forte tanto da allargare queste competizioni anche alle ragazze minorenni per poi contagiare anche il mondo dell’infanzia. Tutte possono partecipare: pagando una tassa di iscrizione, le piccole vengono “impacchettate” in abiti sfarzosi e le madri possono godere di veri e propri momenti di celebrità, costi quel che costi. I giudici valutano non solo la bellezza ma anche la simpatia, il modo di muoversi e di ballare, la presenza scenica, i sorrisi, gli abiti ed il trucco.

La competitività non risparmia nessuno: si gareggia solo per vincere, niente è visto come un gioco. Eppure a quell’età si dovrebbe pensare ad altro. A vivere di spensieratezza e di momenti di allegria. Ma non è così. Si assiste a vere e proprie competizioni a colpi di rossetto e tacchi, in cui le madri rivestono un ruolo chiave: le figlie devono essere le più belle, le più applaudite. Nascono vere e proprie figure di professionisti che “insegnano” alle piccole a muoversi e a gareggiare. Una scuola in cui non ci sono bambole e pennarelli ma solo lezioni di portamento, danza ed ammiccamenti per essere sexy e per ottenere la vittoria.  Genitori pronti a tutto pur di vedere i propri desideri soddisfatti, ripongono le proprie speranze di successo in queste modelle bambine, trattate come vere e proprie bambole suscitando indignazione di qualche gruppo contrario al Concorso. Uno di questi è l’ex attore Paul Peterson che ha fondato l’associazione “A Minor Consideration”. Le concorrenti aspirano al premio in denaro di diecimila euro e alla corona di Little Miss America, concorso che si tiene ogni anno in Texas.

Un’infanzia violata che sembra non interessare alla maggioranza degli americani: storie di ordinaria follia e di dolore come quella della piccola Chloe costretta a sistemarsi le sopracciglia o della piccola Denise dolorante su un paio di tacchi a spillo. Un mercato che genera milioni di dollari e che sfrutta l’innocenza e la spontaneità di piccole fanciulle in fiore che avrebbero diritto solo a giochi sani per crescere in modo sereno, lontano dai riflettori e dalle costrizioni che purtroppo sono costrette a subire.