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By Mariella Baroli
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“La nostra innocenza è stata distrutta nel Neverland Ranch”. A parlare sono le presunte vittime del cantante Michael Jackson, protagoniste del documentario Leaving Neverland, prodotto dalla BBC. Il regista Dan Reed ha presentato il suo lavoro al Sundance Film Festival (ottenendo una standing ovation dal pubblico) e ha specificato come il film voglia parlare delle famiglie che si sono trovate ad affrontare questa situazione, più che del “re del pop”. Sono le presunte vittime di Jackson a vestire il ruolo di protagonisti – in modo completamente gratuito, ci tiene a precisare il regista – e a raccontare la loro storia, senza censure. James e Wade si aprono davanti a Reed – e di conseguenza al pubblico – e parlano di quella che ai loro occhi di bambini (avevano 7 e 10 anni) era una vera e propria storia d’amore.

Nelle interviste entrambi raccontano l’affetto che li legava al cantante dicendo: “Amavo Michael, Michael amava me e saremmo stati insieme per sempre”. James parla anche di un finto matrimonio tra lui e il cantante, con anelli e dichiarazioni d’amore eterno. Per Wade invece quello che è successo nella proprietà di Jackson non era nemmeno un vero abuso, gli ci sono voluti anni per comprendere pienamente l’anormalità della sua relazione. “Ho guardato mio figlio Koa e ho pensato a quello che gli avrebbe fatto Michael se si fosse comportato come faceva con me. Ho provato molta rabbia. Poi ho pensato al piccolo Wade, e non ho sentito niente”. Secondo Reed questa frase raccoglie un po’ tutto il senso del film e la complessità di questo argomento che ancora oggi è trattato dai media come un tabù.

È inoltre sicuro che Leaving Neverland sarà la causa scatenante del “#metoo di Michael Jackson” e afferma di come la nascita del movimento abbia aiutato James a Wade ad aprirsi ancora di più. Il documentario dalla durata di quattro ore e che la critica ha definito “assolutamente devastante” sta già portando altre delle presunte vittime del cantante a parlare. Ci troviamo di fronte a un nuovo caso Cosby o Weinstein? O qualcosa di ancor più grande, vista la portata del personaggio? Solo il tempo può dirlo.

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